«La diversità culturale è la nostra ricchezza»

Il cognome è marocchino, l’accento è cremonese e ciò che più li accomuna è il sorriso.
Da oltre dieci anni la famiglia Omari vive a Persichello, alle porte di Cremona, dove Paola e Taoufik si sono conosciuti all’ombra del Torrazzo: «Era il 30 luglio 1995: ero con un’amica, siamo andate a prendere un gelato in centro. Lì ho incontrato per caso Taoufik...Ed eccoci qui! All’epoca io avevo 19 anni e studiavo a Parma, lui ne aveva 24 e viveva a Reggio Emilia, in Italia da un paio d’anni». La relazione cresce nel tempo e nel rispetto delle rispettive culture: «Non ci sono mai state preclusioni, né da parte sua né da parte mia – prosegue Paola – provengo da una famiglia di mentalità molto aperta, che ha sempre viaggiato e ama conoscere altre culture». Lo stesso si può dire per la famiglia d’origine del compagno, che Paola ha incontrato un paio d’anni dopo l’inizio della loro relazione, durante il primo viaggio in Marocco.
«Qualsiasi persona che cambia ambiente deve prima adattarsi a tutto ciò che è nuovo», aggiunge Taoufik, ripercorrendo i primi anni in Italia. «Quando sono arrivato, nel 1992, non conoscevo l’italiano: ho dovuto imparare in fretta, anche se le basi di francese, inglese e spagnolo mi hanno aiutato a superare le barriere linguistiche. Ho vissuto in diverse città e fatto svariati lavori, in attesa di ottenere il permesso di soggiorno ed essere regolarizzato». Dal 2007 Taoufik ha cittadinanza italiana, ha conseguito un diploma di mediatore culturale e da quasi vent’anni lavora in un macello di Vescovato, che per lui «è come una seconda casa». Il processo d’integrazione si è concretizzato senza particolari difficoltà: «Per prima cosa - afferma lui - chi arriva deve essere aperto verso il mondo che incontra: spesso gli immigrati sono visti come forza lavoro e non considerati per la cultura che portano con sé. Sta a te farti avanti, farti conoscere»....
Da oltre dieci anni la famiglia Omari vive a Persichello, alle porte di Cremona, dove Paola e Taoufik si sono conosciuti all’ombra del Torrazzo: «Era il 30 luglio 1995: ero con un’amica, siamo andate a prendere un gelato in centro. Lì ho incontrato per caso Taoufik...Ed eccoci qui! All’epoca io avevo 19 anni e studiavo a Parma, lui ne aveva 24 e viveva a Reggio Emilia, in Italia da un paio d’anni». La relazione cresce nel tempo e nel rispetto delle rispettive culture: «Non ci sono mai state preclusioni, né da parte sua né da parte mia – prosegue Paola – provengo da una famiglia di mentalità molto aperta, che ha sempre viaggiato e ama conoscere altre culture». Lo stesso si può dire per la famiglia d’origine del compagno, che Paola ha incontrato un paio d’anni dopo l’inizio della loro relazione, durante il primo viaggio in Marocco.
«Qualsiasi persona che cambia ambiente deve prima adattarsi a tutto ciò che è nuovo», aggiunge Taoufik, ripercorrendo i primi anni in Italia. «Quando sono arrivato, nel 1992, non conoscevo l’italiano: ho dovuto imparare in fretta, anche se le basi di francese, inglese e spagnolo mi hanno aiutato a superare le barriere linguistiche. Ho vissuto in diverse città e fatto svariati lavori, in attesa di ottenere il permesso di soggiorno ed essere regolarizzato». Dal 2007 Taoufik ha cittadinanza italiana, ha conseguito un diploma di mediatore culturale e da quasi vent’anni lavora in un macello di Vescovato, che per lui «è come una seconda casa». Il processo d’integrazione si è concretizzato senza particolari difficoltà: «Per prima cosa - afferma lui - chi arriva deve essere aperto verso il mondo che incontra: spesso gli immigrati sono visti come forza lavoro e non considerati per la cultura che portano con sé. Sta a te farti avanti, farti conoscere»....
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