Con la pandemia un terzo di poveri in più aiuti per 120mila euro

Gli ultimi dati elaborati parlano chiaro. Nel periodo compreso tra il 1 settembre 2020 ed il 31 marzo 2021, quindi in piena pandemia, Caritas Cremonese, tramite i propri Centri d’Ascolto, le parrocchie ed i servizi diocesani, ha aiutato in tutto 16.925 persone. Di queste gli stranieri rappresentano solo il 37%, le donne sono invece il 52% del totale.
I nuovi poveri, cioè coloro che mai prima d’ora si erano dovuti rivolgere alla Caritas, sono stati invece, sul totale, 5.913. Non pochi. In stragrande maggioranza si tratta di italiani, solo il 35% è straniero. Le donne sono invece oltre la metà, il 56%.
Sono dati che sconcertano. Rispetto al periodo pre-Covid, più di 1 cremonese su 3 è precipitato nel baratro della povertà. Gente, che ha sempre condotto una vita tutto sommato normale, si è ritrovata a dover chiedere aiuto. Nel giro di pochi mesi. O perché in attesa della cassa integrazione, che tardava ad arrivare o perché esclusa dagli ammortizzatori sociali. Senza parlare di tante altre forme di povertà, pure aumentate, dalle violenze domestiche alle difficoltà legate ai lavori precari, da quelle educative a senza dimora e famiglie con problemi abitativi; dai disagi psico-sociali ai guai dei detenuti, che han vissuto i mesi della pandemia in un carcere sovraffollato; e molte altre questioni ancora…
Don Pier Luigi Codazzi, «don Pier» per tutti, direttore della Caritas diocesana, si è trovato, con i suoi collaboratori, ad affrontare molte di queste criticità.
I nuovi poveri, cioè coloro che mai prima d’ora si erano dovuti rivolgere alla Caritas, sono stati invece, sul totale, 5.913. Non pochi. In stragrande maggioranza si tratta di italiani, solo il 35% è straniero. Le donne sono invece oltre la metà, il 56%.
Sono dati che sconcertano. Rispetto al periodo pre-Covid, più di 1 cremonese su 3 è precipitato nel baratro della povertà. Gente, che ha sempre condotto una vita tutto sommato normale, si è ritrovata a dover chiedere aiuto. Nel giro di pochi mesi. O perché in attesa della cassa integrazione, che tardava ad arrivare o perché esclusa dagli ammortizzatori sociali. Senza parlare di tante altre forme di povertà, pure aumentate, dalle violenze domestiche alle difficoltà legate ai lavori precari, da quelle educative a senza dimora e famiglie con problemi abitativi; dai disagi psico-sociali ai guai dei detenuti, che han vissuto i mesi della pandemia in un carcere sovraffollato; e molte altre questioni ancora…
Don Pier Luigi Codazzi, «don Pier» per tutti, direttore della Caritas diocesana, si è trovato, con i suoi collaboratori, ad affrontare molte di queste criticità.
Come avete gestito l’emergenza?
«Per rispondere ai bisogni immediati, abbiamo fatto delle scelte. Innanzi tutto, abbiamo puntato sulla Borsa di Sant’Omobono, aiutando molti, messi in ginocchio dalla crisi, a pagare mutui, bollette, affitti, così da evitare che le fragilità si trasformassero in ulteriori povertà»....
«Per rispondere ai bisogni immediati, abbiamo fatto delle scelte. Innanzi tutto, abbiamo puntato sulla Borsa di Sant’Omobono, aiutando molti, messi in ginocchio dalla crisi, a pagare mutui, bollette, affitti, così da evitare che le fragilità si trasformassero in ulteriori povertà»....
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