«La struttura non è tutto, serve ripensare alle risorse umane»

Uno dei temi centrali nel dibattito territoriale, oggi, è quello sanitario: dalla realizzazione di un nuovo ospedale per Cremona alla necessità di un maggiore coordinamento tra la medicina ospedaliera e quella del territorio. Lo ricorda Gianfranco Lima, presidente dell’Ordine dei Medici: «E’ una cosa che da tempo si cerca di fare, anche con la legge 23, ossia integrazione ospedale-territorio in modo concreto e fattivo, costruendo un percorso valido per le esigenze di ogni cittadino», evidenzia.
Serve un coordinamento stretto tra l’attività delle Asst e quelle delle Ats: «La fase ospedaliera deve essere dedicata agli acuti, ma servono anche centri di riabilitazione sul territorio per la fase post-acuta. Senza dimenticare tutto il comparto della cronicità e delle fragilità, con anziani e disabili. La sanità diventa sempre più non solo salute fisica ma anche psichica, quindi servono offerte socio-sanitarie adeguate. La pandemia ci ha dimostrato in modo violento che questi aspetti vanno messi in gioco».
In questo scenario si inserisce la costruzione del nuovo ospedale: «Ci vorranno dai 6 agli 8 anni, e in questo tempo bisogna costruire una migliore sanità ospedaliera, dal punto di vista della città - continua Lima -. Dunque non c’è solo in ballo il progetto del nuovo ospedale, ma anche il tema di efficientamento di quello vecchio affinché vi sia un passaggio graduale”.
Per quanto riguarda il nuovo progetto, secondo Lima è necessario capire «se la quantità di risorse economiche messe in campo sono sufficienti per realizzare una struttura da circa 500 posti letto, con caratteristiche di un certo tipo. Ad esempio, credo che oggi pensare a un ospedale con stanze che ospitino 2-4 pazienti non ha senso: la pandemia ci ha insegnato quanto sia importante poter isolare ogni paziente singolarmente in una stanza»...
Serve un coordinamento stretto tra l’attività delle Asst e quelle delle Ats: «La fase ospedaliera deve essere dedicata agli acuti, ma servono anche centri di riabilitazione sul territorio per la fase post-acuta. Senza dimenticare tutto il comparto della cronicità e delle fragilità, con anziani e disabili. La sanità diventa sempre più non solo salute fisica ma anche psichica, quindi servono offerte socio-sanitarie adeguate. La pandemia ci ha dimostrato in modo violento che questi aspetti vanno messi in gioco».
In questo scenario si inserisce la costruzione del nuovo ospedale: «Ci vorranno dai 6 agli 8 anni, e in questo tempo bisogna costruire una migliore sanità ospedaliera, dal punto di vista della città - continua Lima -. Dunque non c’è solo in ballo il progetto del nuovo ospedale, ma anche il tema di efficientamento di quello vecchio affinché vi sia un passaggio graduale”.
Per quanto riguarda il nuovo progetto, secondo Lima è necessario capire «se la quantità di risorse economiche messe in campo sono sufficienti per realizzare una struttura da circa 500 posti letto, con caratteristiche di un certo tipo. Ad esempio, credo che oggi pensare a un ospedale con stanze che ospitino 2-4 pazienti non ha senso: la pandemia ci ha insegnato quanto sia importante poter isolare ogni paziente singolarmente in una stanza»...
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