«Recupero strategico per la comunità»

L’incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel campus di Santa Monica si è concluso da poco e nella voce dell’architetto Lamberto Rossi, che ha curato il progetto del recupero dell’ex monastero di via Bissolati, e la direzione dei lavori - seguita anche dall’architetto Marco Taravella - si percepisce ancora una certa emozione. «Sì, un’emozione profonda, direi, specie durante l’incontro nella sala capitolare dell’ex monastero, oggi riconvertita in biblioteca. Ci siamo detti poche parole, io ho tenuto a precisare che si tratta di un campus di eccellenza, frutto di un intervento complesso e tanto ampio: due ettari in totale che rappresentano davvero un’occasione unica». Però, come dire, «a un certo punto gli architetti si devono staccare dalle proprie opere altrimenti non è bene. Oggi questo è il Campus della Cattolica, che, in questa prima fase di rodaggio, sta sperimentando e gestendo al meglio i suoi nuovi spazi». Il recupero oggi è una realtà, con i piedi nel futuro. «In effetti, parlando con il sindaco Galimberti - continua l’architetto Rossi - si sottolineava come il Campus di Santa Monica rappresenti una summa dei temi del Recovery plan: questo intervento mette insieme la formazione di eccellenza con il recupero di un edificio di pregio così importante e strategico anche da un punto di vista urbanistico, una rinascita per il Paese e soprattutto per Cremona dove la pandemia ha colpito davvero duro».
Il campus Santa Monica, secondo le parole del Soprintendente Barucca, è un esempio virtuoso di recupero con una nobile destinazione d’uso. La storia consegnata ai giovani...
«La cosa che più mi ha emozionato in questo progetto è stato il fatto di trovarci di fronte a un edificio così stratificato; man mano che il restauro procedeva, emergeva l’impronta del monastero; non solo per ciò che concerne i ritrovamenti archeologici - che pure sono stati molto importanti - o pittorici ma, perché insieme, riemergeva la vita di una comunità molto complessa come può essere quella della clausura e che l’edificio stesso rispecchia appieno. Il nostro lavoro ha tenuto conto anche di questo. Abbiamo fatto in modo che il campus rispettasse l’impianto non solo da un punto di vista fisico ma anche nell’uso delle varie parti, soprattutto per ciò che concerne il chiostro maggiore,...
«La cosa che più mi ha emozionato in questo progetto è stato il fatto di trovarci di fronte a un edificio così stratificato; man mano che il restauro procedeva, emergeva l’impronta del monastero; non solo per ciò che concerne i ritrovamenti archeologici - che pure sono stati molto importanti - o pittorici ma, perché insieme, riemergeva la vita di una comunità molto complessa come può essere quella della clausura e che l’edificio stesso rispecchia appieno. Il nostro lavoro ha tenuto conto anche di questo. Abbiamo fatto in modo che il campus rispettasse l’impianto non solo da un punto di vista fisico ma anche nell’uso delle varie parti, soprattutto per ciò che concerne il chiostro maggiore,...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDì 3 GIUGNO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT
