«Non li abbiamo lasciati soli»

22 APR 21
Ultimo aggiornamento: 17:28 | 16 MAG 25
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La pandemia non ha fermato la cultura in Lombardia. Molti gli interventi posti in essere dalla Regione per non lasciare soli gli operatori del settore, nonché quelli pensati già per la ripartenza prossima ventura. Ad affermarlo in quest’intervista è l’assessore regionale alla Cultura, Stefano Bruno Galli.
Assessore, come altri settori, anche quello della Cultura pare ormai prossimo alla riapertura. Come si è preparata la Regione a questo momento, a lungo atteso?
«L’Assessorato che ho l’onore di guidare, sin dall’inizio della pandemia ha lavorato senza tregua e con ogni risorsa disponibile, al fianco degli istituti e dei luoghi del ricchissimo e irripetibile panorama culturale lombardo. Non li abbiamo lasciati soli. L’abbiamo fatto perseguendo un duplice obiettivo. Da un lato fornire un sostegno concreto durante il periodo di chiusura forzata e dall’altro mettere questi soggetti nelle condizioni migliori per ripartire.
Gli interventi sono stati numerosi: dal sostegno allo spettacolo ed alla promozione educativa culturale ai bandi «R-esistiamo insieme Lombardia» e «Ri-vivi la Lombardia». Dal finanziamento per la ristrutturazione e la valorizzazione del patrimonio ecclesiastico e per le sale da spettacolo fino al progetto «InnovaMusei» per le imprese culturali creative. E ancora il sostegno allo streaming dei teatri lombardi con l’iniziativa «In Lombardia i teatri non si fermano». Di recente, per guardare avanti, abbiamo promosso le «Giornate della cultura», un confronto serrato con gli operatori dei diversi settori ed i gestori degli istituti e dei luoghi della cultura in vista dell’elaborazione del nuovo Piano operativo annuale».

Quanto ha pesato l’emergenza sanitaria con i suoi ripetuti lockdown sul settore culturale?
«Il settore della cultura lombarda tra cinema, teatri e musei ha pagato un pedaggio oltremodo elevato alla pandemia. I dati relativi alla Lombardia - che anche dal punto di vista culturale è una regione sovradimensionata (600 musei, 500 teatri e 600 cinema, 1.400 biblioteche su 1.500 Comuni) - sono drammatici. Non si tratta solo di mancati ingressi, ma anche di mancati incassi di caffetterie, bookshop e affitti delle sale....
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