Elogio dell’architettura lenta

11 MAR 21
Ultimo aggiornamento: 17:27 | 16 MAG 25
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In questi giorni ho letto con vero interesse “Il grattacielo cresce, lento e mutevole”, articolo di Gianni Biondillo pubblicato su Il sole 24 ore del 31 gennaio 2021. In effetti da tempo non mi appassionavo ad argomentazioni sull’architettura e sull’urbanistica, quelle che mi capitavano sembravano o vecchie o scontate o solo presuntuosamente autoreferenziali. Per esempio, come appassionarsi alle parole dell’architetto Stefano Boeri, che commenta la sua primula come un’immagine per “creare un’architettura che trasmettesse un segno di serenità e rigenerazione. Se il virus ci ha chiuso negli ospedali e nelle case, il vaccino ci riporterà finalmente a contatto con la vita sociale e con la natura che ci circonda ...”? motti ovvi, tristemente patinati, da vecchia agenzia di buoni sentimenti nel tentativo di corroborare l’inutile. Il dibattito in cui invece sembra volerci portare Biondillo è costellato di considerazioni non banali, di quelle che cercano di sollevare la polvere da studi e progettazioni urbane sempre sospese fra poca speranza, nessuna fantasia e lontananza dalla vita, quella vera, minuta, non scritta ma in ogni momento nostra. Ecco allora qualche “perla” a cui prestare molta attenzione, soprattutto in relazione alla situazione di città storiche, o situazioni di una modernità che in poco più di un secolo ha assunto tante facce senza cambiare l’espressione del volto.
“L’opinione comune reputa i monumenti qualcosa di altro da sè, di lontano, di estraneo. Sono moniti del passato, consolazioni identitarie ...”...
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