«Vincere la paura e recuperare il senso di appartenenza»

Rimboccarsi le maniche per (ri)costruire il futuro, superando le paure. Questo è il messaggio e l’augurio che Monsignor Daniele Gianotti, vescovo della Diocesi di Crema, rivolge alla comunità.
L’abbiamo intervistato a pochi giorni dal Natale, in uno degli anni più complessi e difficili per il territorio, duramente colpito dall’emergenza sanitaria e dalle forti ripercussioni economiche e sociali. A quattro anni dal suo insediamento, ribadisce l’impegno per una riforma della chiesa orientata al sostegno della fede e alla riscoperta del senso di appartenenza, dalla famiglia alla società.
L’abbiamo intervistato a pochi giorni dal Natale, in uno degli anni più complessi e difficili per il territorio, duramente colpito dall’emergenza sanitaria e dalle forti ripercussioni economiche e sociali. A quattro anni dal suo insediamento, ribadisce l’impegno per una riforma della chiesa orientata al sostegno della fede e alla riscoperta del senso di appartenenza, dalla famiglia alla società.
Eccellenza, l’11 gennaio 2021 compirà il quarto anno di servizio presso la Diocesi di Crema. Quali sono i punti di forza che ha potuto riscontrare nella nostra comunità, specialmente durante la crisi dell’ultimo anno?
«Ho trovato una comunità abituata a darsi da fare: le parrocchie della diocesi cremasca s’ingegnano con tante attività e tante risorse, per portare nella vita e nella fede quel dinamismo operativo tipico della terra lombarda. Hanno cercato di mantenere questo stile anche durante la crisi di quest’anno, così come ha fatto il territorio cremasco in generale, che ha saputo reagire all’emergenza in modo attivo e impegnativo.
In futuro dobbiamo guardare a questo con attenzione e consapevolezza dei cambiamenti in atto. Ciò comporta importanti sfide per la fede: dobbiamo renderci conto che viviamo in una società sempre più scristianizzata, per cui la questione religiosa è complessivamente considerata secondaria, o poco rilevante. Crema era nota per la forte presenza di clero, ora in netto calo. Questo comporta trasformazioni importanti per la comunità, allo stesso modo, l’epoca contemporanea chiede alla parrocchia tradizionale di ripensarsi, rinnovarsi. E’ ciò su cui stiamo cercando di lavorare da alcuni anni».
«Ho trovato una comunità abituata a darsi da fare: le parrocchie della diocesi cremasca s’ingegnano con tante attività e tante risorse, per portare nella vita e nella fede quel dinamismo operativo tipico della terra lombarda. Hanno cercato di mantenere questo stile anche durante la crisi di quest’anno, così come ha fatto il territorio cremasco in generale, che ha saputo reagire all’emergenza in modo attivo e impegnativo.
In futuro dobbiamo guardare a questo con attenzione e consapevolezza dei cambiamenti in atto. Ciò comporta importanti sfide per la fede: dobbiamo renderci conto che viviamo in una società sempre più scristianizzata, per cui la questione religiosa è complessivamente considerata secondaria, o poco rilevante. Crema era nota per la forte presenza di clero, ora in netto calo. Questo comporta trasformazioni importanti per la comunità, allo stesso modo, l’epoca contemporanea chiede alla parrocchia tradizionale di ripensarsi, rinnovarsi. E’ ciò su cui stiamo cercando di lavorare da alcuni anni».
Le difficoltà contingenti e il bisogno di ritrovare il senso di comunità ha giocato qualche ruolo nel riavvicinamento alla Chiesa e alle parrocchie?
«E’ presto per dirlo: la partecipazione alla vita parrocchiale, dalle messe al catechismo, è ancora troppo condizionata dalle limitazioni imposte per contenere i contagi. Appena tutto questo sarà finito, penso dovremo rimboccarci parecchio le maniche...
«E’ presto per dirlo: la partecipazione alla vita parrocchiale, dalle messe al catechismo, è ancora troppo condizionata dalle limitazioni imposte per contenere i contagi. Appena tutto questo sarà finito, penso dovremo rimboccarci parecchio le maniche...
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