Enzo Mari: libertà, creatività e rigore

10 DIC 20
Ultimo aggiornamento: 17:23 | 16 MAG 25
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C’è un connubio, quello tra arte e design, che molti ancora oggi, dopo 30 secoli di onorata pratica e di consolidata teoria, considerano strano se non straordinario, eccezionale.
È la logica che soggiace alla cultura, equiparabile a una forma di negazionismo, di chi della separazione delle arti fa una professione, da difendere nella sua visione di un mondo fatto di specializzazioni, di competenze univoche e ben delimitate. Questo atteggiamento è strettamente connesso alla modernità, al formarsi dopo la rivoluzione industriale di un sistema anche ideale dove le esigenze della produzione organizzata sembravano assegnare al lavoro delle qualità quasi impermeabili le une alle altre; città e campagna da complementari diventavano antagoniste, artigianato e manifattura industriale sembravano costituire mondi contrapposti, estetica e quotidianità erano due aspetti del vivere fra loro lontani. Atteggiamento, dicevamo, connesso alla modernità, ma quella pragmatica, chiusa nelle apparenti certezze del fare materiale elevato a credo assoluto, quella della guerra fra teoria e prassi, o, peggio, di una loro artefatta consequenzialità che non doveva lasciare spazio nè al dubbio nè al diverso. Non si può dimenticare però che proprio il mondo dell’arte con le avanguardie degli albori del secolo scorso arrivava a negarsi in quanto categoria chiusa, e faceva ripartire una ricerca di consapevolezza delle straordinarie relazioni fra etica ed estetica, fra espressività e percezione del quotidiano, in una sorta di laboratorio di esperienze comunicative da una parte e sensoriali dall’altra che ha costruito il nostro odierno vivere, senza alcun approccio di studio o forzatura di comprensione ma semplicemente con l’evidenza dell’ovvio.
E la contemporaneità ha definitivamente distrutto l’utilità del mondo delle specializzazioni, così come richiesto da economie che proprio in questi giorni palesano la loro assoluta fragilità: quello che si richiede è una forte cultura di base, una flessibilità o capacità di migrazione fra competenze diverse...
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