«La Cina è “salva” grazie al tracciamento digitale»

12 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 17:20 | 16 MAG 25
Immagine di «La Cina è “salva” grazie al tracciamento digitale»
Fabrizio Ulivi, 31 anni, è originario di Soncino (ed è il fratello di Emma Gaia, che potete leggere nell’articolo sotto, ndr). Dal 2014, vive e lavora a Shanghai, in Cina. «Vivo a Shanghai - racconta - da poco più di sei anni, dove mi sono trasferito dopo un primo impiego con una società italiana di Milano, che aveva bisogno di una persona sul campo per un progetto di ricerca e selezione del personale in ambito di stage».
«Dopo quella prima esperienza - ricorda -, nel 2015 sono stato assunto da una società di consulenza con sede a Shanghai, specializzata nello sviluppo delle risorse umane e nel design delle strutture organizzative. Alla fine del 2018, ho  rilevato la società, che ora gestisco in qualità di Managing Partner».
Eri in Cina, dunque, all’inizio della pandemia. Come hai vissuto quel periodo e il lockdown?
«Qui in Cina è cominciato tutto verso la fine di gennaio, sebbene solo in febbraio si sia cominciato a capire un po’ meglio, cosa stesse succedendo. 
In quelle prime settimane di confusione, il governo cinese ha imposto misure che allora sembravano decisamente forti - blocco dei trasporti interregionali, e diversi livelli di lockdown (il più noto quello della città di Wuhan, zona del primo focolaio)...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDI’ 19 NOVEMBRE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT