La zia (e uno zio) che non conobbi, ma che vivono nei racconti dei loro cari, perchè l’orrore della guerra non deve mai essere dimenticato

8 LUG 20
Ultimo aggiornamento: 19:1616 MAG 25
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Luglio 1944. Mio padre, Terzo, mia zia, Maria, e mia nonna, Teresa vivevano alla cascina Cambonino. Mia nonna era vedova per cause di guerra (la Prima, quella Grande), mio padre era stato assunto in ferrovia da un paio d’anni, mia zia Maria era camiciaia in un laboratorio in via Dante, proprio di fronte al bar Dondeo.
Le foto mi raccontano di una signorina mora, alta, elegante, capelli lunghi su un bel viso regolare: zia Maria era una bella ragazza venticinquenne, in attesa del matrimonio.
La mattina del 10 luglio si era recata al lavoro come sempre, in bicicletta: doveva guadagnare per prepararsi la dote e per aiutare in casa; arrotondava anche con qualche lavoretto a casa con la sua “Singer”. Mentre era china sul lavoro sentì le sirene, poi il rombo degli aerei. Corse fuori, nel cortile posteriore del palazzo….
Qualche volte mio padre mi ha raccontato di quel giorno (mia nonna non ne parlava quasi mai e, comunque, ognuno per conto proprio, separatamente, mai insieme)…
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