Silvia Romano, dubbi sul rimpatrio e grande opacità sul riscatto

Egregio direttore,
era prevedibile che le modalità sulla liberazione della giovane donna Silvia Romano avrebbero inevitabilmente creato notevoli polemiche. E’ opinione diffusa che questo rapimento e quelli del passato si siano conclusi sempre con il pagamento di notevoli cifre a carico dei cittadini italiani. La spettacolarizzazione mediatica sulla liberazione della giovane donna, ripresa in vesti islamiste mentre scende dall’aereo, si è trasformata in un clamoroso spot pubblicitario propagandistico per i terroristi.
Quello che sconcerta in questa anomala vicenda è il fatto che né il premier Giuseppe Conte né il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio abbiano condannato i terroristi islamici, e che la giovane volontaria non abbia ancora speso una parola di condanna verso i propri rapitori. Non sarebbe la prima volta, vedi il caso di Simona Parri e Simona Torretta, anch’esse volontarie delle Ong, che vennero rapite da frange islamiche; a valle della loro liberazione, praticamente appena scese dalla scaletta dell’aereo, sostennero che non vedevano l’ora di poter ritornare lì dove erano state rapite, spendendo buona parte delle loro interviste per ringraziare più i carcerieri che le autorità di governo e della Croce Rossa che ne avevano favorito la liberazione...
era prevedibile che le modalità sulla liberazione della giovane donna Silvia Romano avrebbero inevitabilmente creato notevoli polemiche. E’ opinione diffusa che questo rapimento e quelli del passato si siano conclusi sempre con il pagamento di notevoli cifre a carico dei cittadini italiani. La spettacolarizzazione mediatica sulla liberazione della giovane donna, ripresa in vesti islamiste mentre scende dall’aereo, si è trasformata in un clamoroso spot pubblicitario propagandistico per i terroristi.
Quello che sconcerta in questa anomala vicenda è il fatto che né il premier Giuseppe Conte né il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio abbiano condannato i terroristi islamici, e che la giovane volontaria non abbia ancora speso una parola di condanna verso i propri rapitori. Non sarebbe la prima volta, vedi il caso di Simona Parri e Simona Torretta, anch’esse volontarie delle Ong, che vennero rapite da frange islamiche; a valle della loro liberazione, praticamente appena scese dalla scaletta dell’aereo, sostennero che non vedevano l’ora di poter ritornare lì dove erano state rapite, spendendo buona parte delle loro interviste per ringraziare più i carcerieri che le autorità di governo e della Croce Rossa che ne avevano favorito la liberazione...
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