Palmiro Fanti e la pensione... scomparsa nei meandri della burocrazia

Forse non tutti sanno che Palmiro Fanti, titolare con i fratelli Mauro e Massimo della Fantigrafica di via delle Industrie a Cremona, percepisce una pensione. La sua verve e la sua generosità lasciano immaginare che non sia ancora in età pensionabile. Invece Palmiro ha già 68 anni per cui ha tutto il diritto di avere la sua pensione dall’Inps.
Alla fine di marzo, Palmiro riceve dalla banca la comunicazione che non è stata accreditata la sua pensione mensile. Il motivo? È da presumere. Si pensa ad un caso di omonimia. In effetti, il 13 marzo è morto un suo anziano cugino che si chiama, come lui, Palmiro Fanti.
Capito il motivo, si pensa di poter risolvere la questione. Occorre contattare l’Inps. Il numero che si trova sul sito dell’Ente fa riferimento ad un fisso di Roma. Sarà per il periodo particolare, per lo smart working o perchè gli uffici romani sono sempre difficili da raggiungere, ma vari tentativi non sono fruttuosi. Finalmente Palmiro riesce a prendere la linea e a parlare con una funzionaria. La signora concorda sulla possibilità di errore e chiede, per conferma, una serie di dati anagrafici. Qualche dato Fanti è in grado di fornirlo al volo, però non il numero del libretto di pensionato: quello l’hanno in banca e ci vuole almeno qualche minuto per recuperarlo. La banca fornisce il dato, ma a quel punto, non si riesce più a prendere la linea. «Avevo due numeri di telefono – racconta – e su quello fisso non avevo troppe speranze. Ma c’era anche un cellulare: peccato che anche quello fosse irragiungibile».
Palmiro ha una lunga serie di collaboratrici (che chiama tutte per nome). Gli suggeriscono di mandare la documentazione all’Inps con posta certificata. Ed è quello che avviene. Però i telefoni continuano a non essere raggiungibili, per cui Palmiro decide di scrivere un’altra lettera con alcune piccole sottolineature polemiche.
Siamo alla fine di maggio e la questione non si è ancora risolta. «Capisco l’errore - spiega Palmiro – ma non tutta questa complicazione nel risolverlo. Del resto, neppure i miei fratelli hanno ricevuto i 600 euro promessi nel mese di marzo. Certo, noi non ne abbiamo un bisogno impellente, però quello che mi dà fastidio è tutta questa burocrazia...». E conclude, come sempre, con un sorriso.
Alla fine di marzo, Palmiro riceve dalla banca la comunicazione che non è stata accreditata la sua pensione mensile. Il motivo? È da presumere. Si pensa ad un caso di omonimia. In effetti, il 13 marzo è morto un suo anziano cugino che si chiama, come lui, Palmiro Fanti.
Capito il motivo, si pensa di poter risolvere la questione. Occorre contattare l’Inps. Il numero che si trova sul sito dell’Ente fa riferimento ad un fisso di Roma. Sarà per il periodo particolare, per lo smart working o perchè gli uffici romani sono sempre difficili da raggiungere, ma vari tentativi non sono fruttuosi. Finalmente Palmiro riesce a prendere la linea e a parlare con una funzionaria. La signora concorda sulla possibilità di errore e chiede, per conferma, una serie di dati anagrafici. Qualche dato Fanti è in grado di fornirlo al volo, però non il numero del libretto di pensionato: quello l’hanno in banca e ci vuole almeno qualche minuto per recuperarlo. La banca fornisce il dato, ma a quel punto, non si riesce più a prendere la linea. «Avevo due numeri di telefono – racconta – e su quello fisso non avevo troppe speranze. Ma c’era anche un cellulare: peccato che anche quello fosse irragiungibile».
Palmiro ha una lunga serie di collaboratrici (che chiama tutte per nome). Gli suggeriscono di mandare la documentazione all’Inps con posta certificata. Ed è quello che avviene. Però i telefoni continuano a non essere raggiungibili, per cui Palmiro decide di scrivere un’altra lettera con alcune piccole sottolineature polemiche.
Siamo alla fine di maggio e la questione non si è ancora risolta. «Capisco l’errore - spiega Palmiro – ma non tutta questa complicazione nel risolverlo. Del resto, neppure i miei fratelli hanno ricevuto i 600 euro promessi nel mese di marzo. Certo, noi non ne abbiamo un bisogno impellente, però quello che mi dà fastidio è tutta questa burocrazia...». E conclude, come sempre, con un sorriso.
