Dazi Usa, Auricchio e Baldrighi: «Una guerra insensata»

16 OTT 19
Ultimo aggiornamento: 19:0216 MAG 25
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“America first” (prima l’America), questo lo slogan con cui Donald Trump aveva ‘marchiato’ l’intera campagna elettorale ddel 2016, a tal punto da riuscire a sovvertire tutti i pronostici aggiudicandosi la presidenza degli Stati Uniti anche grazie ad una campagna molto aggressiva che aveva come obiettivo proprio quello di scuotere l’orgoglio del popolo americano, cavalcando, al tempo stesso, le tante insoddisfazioni delle fasce meno tutelate della società.
Una guerra a tutto campo su scala globale che ha visto (e continua ad avere) la Cina  come bersaglio numero uno, ma che in questi due anni ha avuto riflessi importanti anche nel rapporto, a tratti estremamente aspro, che gli Stati Uniti hanno riservato agli “amici” europei (Mondo Padano del 18 novembre 2016, ndr). In questi giorni Trump ha messo a segno un altro colpo all’interno della sua strategia finalizzata a riequilibrare in modo sostanziale gli assetti del commercio mondiale, annunciando una serie di nuovi dazi che colpiranno alcuni prodotti alimentari europei.
I nuovi balzelli entreranno in vigore il 18 ottobre e fra i prodotti interessati vi sono alcune eccellenze del made in Italy come pecorino romano, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, provolone e prosciutto che saranno interessati da un aumento di prezzo del 25%. Dovrebbero, invece, essere usciti dalla “black list” americana l’olio d’oliva e il prosecco. Per l’Italia, terzo esportatore e quarto fornitore degli Stati Uniti, Paese a cui la nostra economia è legata a doppio filo, il nuovo provvedimento rischia di avere conseguenze pesanti e di rallentare una crescita già al piccolo trotto. Non meno importanti sarebbero le conseguenze per le imprese del nostro territorio che hanno negli Stati Uniti il secondo mercato di sbocco con un interscambio che lo scorso anno ha sfiorato i 400 milioni di euro e 170 milioni di euro nel primo semestre 2019...
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