Parchi, spazi preziosi

Come ogni racconto anche quello dei momenti di vita in un parco, grande o piccolo che sia, ha bisogno di parole, dell’arricchimento (soprattutto per le ultime generazioni) di un lessico che altrimenti potrebbe andare perduto, o allontanare irrimediabilmente i segni dai significati. Così, quasi come cappuccetto rosso nel bosco, tornano i suoni delle favole, in un glossario di suggestioni che si librano fra fantasie innocenti e necessità sociali: l’arbusto, un’ambizione verde del terreno; la corteccia, la rugosa fisionomia degli alberi, la loro espressività facciale; la radice, il legame forte con la terra, la sua armatura, il sistema di relazioni che si distribuisce come una rete vitale e come una rete si vede e non si vede; il rizoma, con il suo fusto sotterraneo a dare fisicità a sottoinsiemi che racchiudono relazioni e sensazioni complesse ma riconoscibili in omogeneità espressive; i semi, particelle di una sessualità angelica e stupefacente, che presuppone la realtà degli elfi...
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