Il Cai su Nardi: «Merita il plauso»

Guido Sora, 57 anni, architetto e presidente del Cai di Cremona, commenta la tragedia del Nanga Parbat. «Sovente - afferma - le vicende dell’alpinismo hanno una forte ricaduta mediatica. Tutti gli appassionati ricordano l’eco dell’impresa in solitaria invernale di Bonatti sul Cervino, nel ’65, che durò 6 giorni. C’era un interesse enorme anche allora. Non c’erano i social, ma ai giornali arrivavano moltissime lettere, con più di una critica. Prima ancora, nel 1954, c’era stata la conquista italiana del K2 con questioni che si sono chiarite a 60 anni di distanza...».
Cosa può essere successo a Nardi e a Ballard?
«Finora non è ancora chiaro. Quello che io so, e che si può trovare documentato, è che Daniele Nardi aveva un’esperienza veramente importante su questa linea di salita. Era la quarta volta che tentava il Nanga Parbat dallo sperone Mummery. A me è dispiaciuto sentire Reinhold Messner dichiarare: «avevo detto a Nardi di non andare perché lo sperone Mummery è pericoloso». Gli alpinisti seri sanno che la componente rischio non è mai annullabile su qualsiasi tipo di parete...
«Finora non è ancora chiaro. Quello che io so, e che si può trovare documentato, è che Daniele Nardi aveva un’esperienza veramente importante su questa linea di salita. Era la quarta volta che tentava il Nanga Parbat dallo sperone Mummery. A me è dispiaciuto sentire Reinhold Messner dichiarare: «avevo detto a Nardi di non andare perché lo sperone Mummery è pericoloso». Gli alpinisti seri sanno che la componente rischio non è mai annullabile su qualsiasi tipo di parete...
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