Ponti e strade off limits, il grido di dolore delle imprese di autotrasporto: «Per noi è un bagno di sangue»

12 SET 18
Ultimo aggiornamento: 18:4316 MAG 25
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«Noi andavamo all’Ansaldo di Genova una o due volte la settimana. Ci andiamo ancora, ma il tempo di percorrenza è ormai indefinibile. Per andare da Levante a Ponente, si fa prima a tornare in autostrada fino a Tortona...». Andrea Racchetti, il più giovane dei fratelli che portano avanti l’azienda di autotrasporti fondata dal padre, sottolinea con un’indicazione pratica, il problema del momento sul capoluogo ligure. «Ma senza andare troppo lontano - continua - dopo la chiusura del ponte di Casalmaggiore, i problemi al transito sul ponte di San Daniele e la limitazione al ponte in ferro di Cremona, abbiamo calcolato un aumento dei costi annuo di quasi 2 mila euro per ogni autotreno diretto giornalmente verso sud-est, con una incidenza totale calcolata in quasi 10 mila euro all’anno soltanto per la nostra piccola realtà. L’unico ponte percorribile senza limitazioni è quello dell’autostrada A21, dove però per qualche mese si è lavorato sul ponte sul Po con forti disagi e allungamento dei tempi di transito ed ora, sempre per lavori su un cavalcavia di Castelvetro, si rischia quasi tutti i giorni di essere in coda. Se si vuole, invece, allargare il raggio senza migliorare le notizie, ci sono vietati sempre sul fiume Po i due ponti pavesi, quello della Becca e quello di Pieve Porto Morone; in pratica è come se per i mezzi pesanti (e quindi per l’economia) ci fosse una frontiera fra Lombardia ed Emilia Romagna».
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