Siccità: -15% latte, mais a secco in Brianza e sul Milanese in agguato la “grande sete”

22 GIU 17
Ultimo aggiornamento: 18:2616 MAG 25
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Mais a secco in Brianza, idrovore a pieno ritmo tra Milano e Lodi, animali in sofferenza nelle stalle con un calo stimato fino al 15% nella produzione di latte. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza sui disagi del caldo nelle campagne. Ad oggi – spiega la Coldiretti interprovinciale – in alcune zone della provincia di Monza e Brianza manca l’acqua nei campi con conseguenze negative per mais e soia. “Non siamo messi bene – racconta Fausto Frigerio agricoltore di Vimercate – Per la soia possiamo già ipotizzare un -40% nel raccolto. Stessa cosa per il mais, anche se qui la situazione si potrebbe aggravare: se non dovesse piovere entro una settimana, potremmo superare il 50% di perdite”. “Il mais è in sofferenza – conferma Davide Nava di Roncello – ma anche per gli animali non si scherza: i nostri maiali mangiano meno e per abbassare la loro temperatura corporea abbiamo integrato i loro pasti con sodio e sali minerali”.

Situazione a macchia di leopardo tra Milano e Lodi. Nel Milanese, in particolare nella zona della Martesana e da Abbiategrasso a Cuggiono, si teme l’agguato della grande sete. “Per ora l’acqua c’è, ma non sappiamo per quanto potremo resistere – spiega Alessandro Rota, Presidente della Coldiretti interprovinciale – Se non dovessero arrivare a breve precipitazioni significative sarebbero guai seri per le nostre coltivazioni principali come mais e riso. Proprio per questo, e per evitare future emergenze, è strategico trovare le risorse necessarie per garantire la piena funzionalità della rete irrigua”. Nel Lodigiano – continua la Coldiretti interprovinciale – il caldo ha fatto scattare già il terzo turno di irrigazioni per il mais, con un anticipo di un mese rispetto al solito, mentre nelle stalle vanno a pieno ritmo doccette e ventilatori per garantire il benessere degli animali. Ma nonostante questo, il calo della produzione di latte oscilla già tra il 10% e il 15%.
FIUMI E BACINI
Il lago Maggiore è sotto di 40 centimetri rispetto ai livelli dell’anno scorso, al lago di Como ne mancano 35 rispetto allo stesso periodo del 2016, mentre il Po questa mattina è sceso fino 3 metri sotto lo zero idrometrico al Ponte della Becca a Pavia. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti Lombardia sui principali bacini e sulla rete idrografica della regione. “Questo inverno abbiamo avuto l’80 per cento di piogge in meno, la primavera non è andata molto meglio e l’estate sembra iniziata male dal punto di vista delle acque – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – e la situazione potrebbe peggiorare ancora se non dovesse piovere in maniera costante nei prossimi giorni e settimane. Visto che oltre al Maggiore e al Como anche gli altri laghi danno segni di affanno”. Il lago di Iseo – spiega Coldiretti Lombardia - ha un’altezza idrometrica di 78,5 centimetri contro una media 96.3 e ha un riempimento del 77%, il lago di Garda ha un’altezza di 68,8 centimetri contro una media di 104,3 e un riempimento del 43,2%.

I bollettini meteo dei prossimi 15 giorni prevedono una fase di perturbazione a partire da lunedì 26 giugno sino a giovedì 29 giugno con precipitazioni consistenti che potrebbero anche raggiungere le zone pianeggianti. “Se così non fosse e se dovesse perdurare la situazione di criticità – dice Alessandro Folli, che presiede l’Unione regionale dei Consorzi - l’ANBI lombardo è pronto a chiedere al Presidente della Regione Maroni e all’assessore Beccalossi lo stato di calamità”. In attesa di sapere come si comporterà il meteo – afferma Coldiretti Lombardia – è necessario iniziare a ragionare sulla creazione di riserve strategiche di acqua, come già esistono quelle di gas e petrolio. “Usando solo il 10% di tutte le cave dismesse presenti in regione – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – si potrebbero creare bacini per 90 milioni di metri cubi di acqua, una misura pari alla metà di tutto il Lago di Como oppure a quasi una volta e mezzo quello di Iseo. Riusciremmo a garantire l’acqua ai campi anche nei momenti di maggiore difficoltà estiva e potremmo recuperare dal punto di vista ambientale diverse aree della nostra regione, creando anche posti di lavoro”. In Lombardia la provincia con il maggior numero di cave dismesse è Pavia con 952 siti , segue Mantova con 598, Milano con 403, Brescia con 269, Bergamo con 158, Sondrio con 141, Cremona con 129, Varese con 108, Lodi con 89, Lecco con 42 e infine Monza e Como con una a testa.
PIANTE
“Letargo da caldo” per le piante. Nelle città, dove le isole di calore sono più ampie e intense – spiega la Coldiretti Lombardia – gli alberi e il verde si stanno paralizzando per l’afa: riducono l’attività, vanno in dormienza e cercano di superare così l’ondata di afa. E’ quanto risulta da una rilevazione dei florovivaisti della Coldiretti su parchi pubblici e giardini privati. Solo a Milano il fenomeno riguarda circa duemila ettari di prati, alberi e arbusti.

“Con queste condizioni meteo – afferma Macello Doniselli, florovivaista di Bollate – è importante dare solo acqua, senza usare concime, o trattamenti anti parassitari che aggiungerebbero solo stress. Quando le temperature sono così alte, le piante si difendono andando quasi in letargo, un po’ come avviene d’inverno, ma con la colonnina del termometro rovesciata”.

Bisogna evitare di irrigare durante il giorno – afferma Coldiretti Lombardia - ma utilizzare la fascia dalle 22 alle 6 del mattino. “Altrimenti – spiega Tiziano Cozzaglio, Presidente dei florovivaisti di Milano Lodi e Monza – da una parte si disperde l’acqua per evaporazione e dall’altra si rischia l’effetto sauna su piante e foglie, rovinandole e in alcuni casi addirittura bruciandole”. Ogni sera – conclude Coldiretti Lombardia – è poi consigliabile un giro di ricognizione per verificare che l’erba non cominci a prendere un colore grigio-bluastro che è primo sintomo dell’agonia vegetativa e le foglie non inizino ad appassire.

“Le piante e il verde non sono un semplice abbellimento estetico delle nostre città e delle nostre case, ma sono elementi strategici per la qualità della vita, la salute e la lotta all’inquinamento urbano – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – se perdiamo il verde, perdiamo una barriera importante contro polveri e smog”. Secondo una stima del CNR – spiega Coldiretti Lombardia - i duemila ettari di verde di Milano sono in grado di assorbire fra le 60 e le 100 tonnellate di PM10 e gas ogni anno: nei Giardini di Porta Venezia, un ippocastano riesce a fermare in media ogni anno 225 grammi di polveri sottili PM10, un tiglio supera i 250, una farnia 170 e una magnolia 111, mentre un acero riccio sfiora i 190 grammi all’anno. Inoltre una pianta adulta traspira fino a 450 litri di acqua al giorno e questo, insieme all’ombreggiamento, permette di abbassare la temperatura dell’area circostante.