Don Bruno Bignami: «I destini del mondo maturano in periferia»

Il giorno tanto atteso è dietro l’angolo. Diverse ragioni hanno spinto papa Francesco a organizzare una «mattinata profetica» a Bozzolo e a Barbiana, associando due preti diversi per temperamento e stile ma con molti punti in comune: don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani. Il parroco di Bozzolo ha affascinato Francesco almeno su due fronti.
Il primo è il tema della misericordia. Inutile ricordare come in questi quattro anni Francesco abbia voluto mettere al centro del suo pontificato l’amore di Dio. Ha anche indetto un Anno santo giubilare per portare i fedeli a meditare sul mistero di Dio misericordioso e a rendersi protagonisti di una trasformazione del mondo attraverso le opere di misericordia. Per questo il 16 giugno 2016, parlando alla diocesi di Roma, ha indicato l’omelia di don Mazzolari su Giuda (3 aprile 1958) come un esempio. Del resto don Primo ha iniziato la sua attività di predicatore incentrando molte missioni al popolo sulla parabola del figliol prodigo. Il libro La più bella avventura (1934) è il suo frutto maturo.
Il secondo tema è quello dei poveri. Il parroco di Bozzolo si è speso senza risparmiarsi perché il vangelo dei poveri fosse condiviso dentro la Chiesa, anche a costo di essere frainteso. I poveri erano di casa nella canonica di Bozzolo. Mazzolari si è reso interprete credibile non di una Chiesa che aiuta i poveri, ma di una Chiesa povera tra i poveri. La richiesta che ha avanzato alla politica e alla società è stata quella della giustizia e non di un aiuto assistenziale verso le forme di povertà umana del suo tempo. Papa Francesco ha molto apprezzato e condiviso questo messaggio mazzolariano. Per questo ha deciso nel 2016 di scrivere un testo autografo per presentare il volume La parola ai poveri: «Don Primo Mazzolari, sacerdote coraggioso, ci ricorda che i poveri sono la vera ricchezza della Chiesa, i poveri sono l’unica salvezza del mondo!». Quest’anno ha anche donato una rosa d’argento perché fosse collocata sulla tomba del prete cremonese. Sia chiaro: la rosa è molto di più di un omaggio al parroco dei lontani. Esprime insieme gratitudine e invocazione. Come don Primo è stato segno di contraddizione per i numerosi «fratelli maggiori» che, nella Chiesa, invece di battersi il petto, si sentivano giusti e continuavano a far soffrire chi prendeva sul serio il vangelo, così oggi Francesco sente il peso di guidare una Chiesa che vive la tentazione di pensare la conversione solo per gli altri e di attaccarsi a logiche di potere. Del resto, si sa: non esiste rosa senza spine.
Ora il pensiero va ai giorni che ci attendono. Il prossimo 20 giugno passerà alla storia, non solo per Bozzolo. Il papa che proviene dalla periferia si recherà in una periferia per pregare sulla tomba di un prete convinto che «i destini del mondo si maturano in periferia». Si rivolgerà soprattutto ai preti, per offrire loro un modello di spiritualità per il nostro tempo. La sorpresa è grande.
Sembra avverarsi una frase di don Mazzolari che si trova in uno dei suoi libri più belli, Impegno con Cristo: «La sabbia che non fa blocco, il vento la disperde. Il lucignolo che non diventa roveto ardente, il vento lo spegne. Il fiocco di neve che non si fa valanga, il sole lo consuma. La goccia d’acqua che non si fa ruscello, torrente e fiume, il sole l’asciuga…». L’arrivo di Francesco è un fiume in piena che intende rimetterci in moto dalle nostre paure, dai pregiudizi e dalle mediocrità. Anche nei confronti di don Primo, spesso ignorato, poco letto o incompreso proprio nella sua terra di origine. Il parroco nato a Boschetto aveva visto lontano: riuscirà a smuoverci dai nostri divani?
Il primo è il tema della misericordia. Inutile ricordare come in questi quattro anni Francesco abbia voluto mettere al centro del suo pontificato l’amore di Dio. Ha anche indetto un Anno santo giubilare per portare i fedeli a meditare sul mistero di Dio misericordioso e a rendersi protagonisti di una trasformazione del mondo attraverso le opere di misericordia. Per questo il 16 giugno 2016, parlando alla diocesi di Roma, ha indicato l’omelia di don Mazzolari su Giuda (3 aprile 1958) come un esempio. Del resto don Primo ha iniziato la sua attività di predicatore incentrando molte missioni al popolo sulla parabola del figliol prodigo. Il libro La più bella avventura (1934) è il suo frutto maturo.
Il secondo tema è quello dei poveri. Il parroco di Bozzolo si è speso senza risparmiarsi perché il vangelo dei poveri fosse condiviso dentro la Chiesa, anche a costo di essere frainteso. I poveri erano di casa nella canonica di Bozzolo. Mazzolari si è reso interprete credibile non di una Chiesa che aiuta i poveri, ma di una Chiesa povera tra i poveri. La richiesta che ha avanzato alla politica e alla società è stata quella della giustizia e non di un aiuto assistenziale verso le forme di povertà umana del suo tempo. Papa Francesco ha molto apprezzato e condiviso questo messaggio mazzolariano. Per questo ha deciso nel 2016 di scrivere un testo autografo per presentare il volume La parola ai poveri: «Don Primo Mazzolari, sacerdote coraggioso, ci ricorda che i poveri sono la vera ricchezza della Chiesa, i poveri sono l’unica salvezza del mondo!». Quest’anno ha anche donato una rosa d’argento perché fosse collocata sulla tomba del prete cremonese. Sia chiaro: la rosa è molto di più di un omaggio al parroco dei lontani. Esprime insieme gratitudine e invocazione. Come don Primo è stato segno di contraddizione per i numerosi «fratelli maggiori» che, nella Chiesa, invece di battersi il petto, si sentivano giusti e continuavano a far soffrire chi prendeva sul serio il vangelo, così oggi Francesco sente il peso di guidare una Chiesa che vive la tentazione di pensare la conversione solo per gli altri e di attaccarsi a logiche di potere. Del resto, si sa: non esiste rosa senza spine.
Ora il pensiero va ai giorni che ci attendono. Il prossimo 20 giugno passerà alla storia, non solo per Bozzolo. Il papa che proviene dalla periferia si recherà in una periferia per pregare sulla tomba di un prete convinto che «i destini del mondo si maturano in periferia». Si rivolgerà soprattutto ai preti, per offrire loro un modello di spiritualità per il nostro tempo. La sorpresa è grande.
Sembra avverarsi una frase di don Mazzolari che si trova in uno dei suoi libri più belli, Impegno con Cristo: «La sabbia che non fa blocco, il vento la disperde. Il lucignolo che non diventa roveto ardente, il vento lo spegne. Il fiocco di neve che non si fa valanga, il sole lo consuma. La goccia d’acqua che non si fa ruscello, torrente e fiume, il sole l’asciuga…». L’arrivo di Francesco è un fiume in piena che intende rimetterci in moto dalle nostre paure, dai pregiudizi e dalle mediocrità. Anche nei confronti di don Primo, spesso ignorato, poco letto o incompreso proprio nella sua terra di origine. Il parroco nato a Boschetto aveva visto lontano: riuscirà a smuoverci dai nostri divani?
don Bruno Bignami
(Presidente Fondazione
don Primo Mazzolari)
(Presidente Fondazione
don Primo Mazzolari)