Sarà di nuovo oro bianco?

Sarà che siamo un popolo campanilista solo per quanto riguarda l’alimentazione: ma tant’è, e più che un difetto, è un vanto. Scegliamo ciò che è prodotto vicino a noi, e oltre non andiamo: ed è giusto così. Ma siamo anche consumatori disattenti: i rischi son sempre in agguato, e ciò che sembra essere prodotto vicino a noi potrebbe venire da fin troppo lontano. Eppure il pericolo, almeno per quanto riguarda il latte e i suoi derivati, sembra scampato: pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 19 gennaio 2017, in vigore dallo scorso 19 aprile, una nuova norma impone di indicare sulle etichette dei prodotti confezionati in Italia il paese di mungitura, quello di condizionamento (per il latte UHT) o di trasformazione. Un atto in difesa degli allevatori italiani – uno dei pochi, verrebbe da dire – ma anche e soprattutto dei consumatori, i quali si ritrovano con uno strumento in più per compiere una scelta informata, come d’altronde è nel loro diritto. Presentata dai suoi propugnatori come una vera e propria rivoluzione nel nome della trasparenza e della difesa dell’eccellenza italiana, fin dalla sua proposta la legge ha promesso alcuni dei cambiamenti che il settore della produzione e del consumo di latte attendevano da anni. Ma si sa che la realtà è sempre meno scontata di quanto non sembri. E che cambi tutto o che non cambi nulla, gli obiettivi della legge sono chiari...
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