Pedalare sicuri, Cremona arranca

Aveva soltanto 37 anni Michele Scarponi, ciclista italiano vincitore del Giro d’Italia nel 2011 e apprezzatissimo gregario dell’Astana, la squadra kazaka per cui correva dal 2014. Si stava preparando per il suo centesimo Giro d’Italia ed era rincasato proprio la sera prima dal Giro delle Alpi. La sera prima di quel fatidico 27 aprile, quando alle 8 di mattina esce di casa in sella alla sua bicicletta, per allenarsi, come ogni giorno, e viene investito da un furgone che non rispetta lo stop ad un incrocio.
Michele Scarponi muore poco dopo, lasciando moglie e due figli.
La morte di Michele Scarponi, un campione tra i professionisti, ha riaperto un dibattito che tuttavia si è esaurito in pochi giorni. Perché troppo spesso è così che funziona: sentiamo sempre nostro soltanto quel caso sul quale i riflettori della cronaca nera si accendono per qualche giorno, ma ce ne dimentichiamo di lì a poco, forse pensando che dopotutto quell’avvenimento non avesse davvero a che fare con noi...
Michele Scarponi muore poco dopo, lasciando moglie e due figli.
La morte di Michele Scarponi, un campione tra i professionisti, ha riaperto un dibattito che tuttavia si è esaurito in pochi giorni. Perché troppo spesso è così che funziona: sentiamo sempre nostro soltanto quel caso sul quale i riflettori della cronaca nera si accendono per qualche giorno, ma ce ne dimentichiamo di lì a poco, forse pensando che dopotutto quell’avvenimento non avesse davvero a che fare con noi...
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