Lavoro: l'assegno di ricollocazione non... paga

Se non è un flop, poco ci manca, e anche se è ancora presto per tracciare un bilancio definitivo, forse sarebbe opportuno adottare qualche correttivo cammin facendo, prima che sia troppo tardi, a livello comunicativo, ma non solo. L’assegno di ricollocazione, importante strumento di politica attiva previsto dal Jobs Act per sostenere i disoccupati ha registrato, fino ad ora, un tasso di gradimento bassissimo: a livello nazionale, su 20mila lettere inviate dall’Anpal (la neonata Agenzia nazionale per le politiche attive), solo 600 hanno trovato una risposta positiva da parte dei disoccupati. E passando dal livello nazionale a quello locale, il risultato non cambia: iniziata poco meno di un mese fa (Mondo Padano del 17 marzo 2017, ndr), in provincia di Cremona la sperimentazione dell’assegno di ricollocazione, su 160 potenziali beneficiari, ha, fino ad oggi ottenuto soltanto 4 riscontri positivi da parte di altrettante persone che hanno deciso di beneficiare di questo strumento. Un numero davvero modestissimo che non è certo da imputare all’inefficacia dello strumento - che, invece, rappresenta una risposta importante all’interno di un contesto lavorativo in continuo divenire in cui politiche passive ed attive devono intrecciarsi vicendevolmente - ma ad altri fattori...
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