Se l’Inghilterra se ne va...

«In is in, out is out», o si è dentro, o si è fuori». Come sempre tranchant, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, in un’intervista allo Spiegel, ha spedito alla Gran Bretagna un messaggio univoco, avvertendola delle coseguenze di un voto favorevole al referendum del 23 giugno, quando gli inglesi si esprimeranno rispetto alla possibilità di lasciare l’Ue. E che l’ormai famigerata ‘Brexit’ possa diventare realtà lo hanno già intuito da giorni i mercati finanziari, tornati ‘schizofrenici’ e dimostrando di non gradire affatto la possibilità che Londra possa lasciare il club europeo. Un fatto - ha prefigurato lo stesso Schäuble - in grado di innescare un effetto domino con conseguenze devastanti sulla tenuta della ‘casa comune’, di portata ben più rilevante rispetto agli smottamenti causati dalla crisi dei debiti sovrani. Insomma, se già la possibile uscita dall’euro della piccola Grecia aveva generato il panico, inducendo le istituzioni europee e perfino l’intransigente Germania a fare l’impossibile per scongiurare una simile ipotesi, nessuno, oggi, riesce a valutare con esattezza le possibili ricadute dell’uscita di un Paese come la Gran Bretagna (la terza economia dell’Europa)...
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