India, mon amour

Due miliardi di euro. A tanto ammonta il valore dei contratti sottoscritti a suo tempo dal gruppo italiano Finmeccanica con l’India che il governo di New Dehli ha deciso repentinamente di annullare qualche giorno fa, ufficialmente come conseguenza dell’inchiesta per corruzione sulla fornitura di elicotteri AgustaWestland vinta dalla società nel 2010. In realtà, sono in molti a pensare che l’atto sia da mettere in relazione al braccio di ferro legale, vinto dall’Italia, per riportare a casa il fuciliere di Marina Girone, rientrato in patria dopo quattro anni di detenzione in India per l’uccisione, mai dimostrata in tribunale, di due pescatori che si trovavano nelle vicinanze della nave su cui Girone e Latorre prestavano servizio antipirateria. Ma se Finmeccanica rappresenta forse l’azienda più nota, sono moltissime le imprese italiane che fanno affari con il gigantesco Paese asiatico. Prova ne sia che - dati 2014 - l’India rappresenta uno dei mercati di sbocco principali per l’Italia, con un interscambio superiore ai 7 miliardi di euro, di cui 4 miliardi di importazioni (soprattutto prodotti petroliferi, metallurgici e chimici) e oltre 3 miliardi di esportazioni (accessori per autoveicoli, macchinari e prodotti chimici)...
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