Bufera "Cast In", l'ombra della Corte dei Conti per l'ex partecipata del Comune di Castelverde

A Castelverde scoppia la bomba Cast In. Dopo una lunga riflessione – e qualche mal di pancia in giunta – il sindaco Graziella Locci ha deciso di rendere pubbliche le conclusioni della perizia sui beni di Cast In, la partecipata creata nel 2010, finanziata con 4 milioni di euro di soldi pubblici e liquidata dalla attuale giunta. Lo farà domani mattina alle 11.30 in una conferenza stampa a cui parteciperà (o perlomeno è invitato) tutto il gruppo di maggioranza. Il condizionale sulle presenze è necessario perché la perizia è un forte atto di accusa sulla gestione di Cast In da parte della giunta Lazzarini con l’invito, da parte del legale, a denunciare il caso alla Corte dei Conti. Ora, i 2 giovani assessori che sono nella giunta Locci, ovvero Giada Bruschi e Chiara Circo, hanno legami di parentela con la precedente amministrazione. Giada è figlia di Angelo Bruschi, che nel primo mandato di Lazzarini era assessore mentre Chiara Circo è la moglie dell’architetto Stefano Ferla che è stato membro del cda di Cast In.
La vicenda è emersa nella retrocessione dei beni da Cast In al Comune. Il procedimento era stato deciso nel 2011 dalla giunta Lazzarini, ma si è concretizzato dopo le ultime elezioni del 2014. «Sulla retrocessione dei beni - spiega l’attuale sindaco – abbiamo dovuto pagare l’Iva, in totale 250 mila euro tra il 2014 e il 2015, un costo che la precedente amministrazione non ha voluto prendersi. Ma il problema era lo stato dei beni. Ci siamo accorti subito che c’erano delle problematiche serie ed è il motivo per cui abbiamo chiesto una perizia». La valutazione è stata affidata all’ingegner Antonio Cumoli per la parte tecnica e all’avvocato Domenico Bezzi per la parte legale. Il primo è di Bologna, il secondo di Brescia. Nella perizia sui beni di Cast In sono state evidenziate molte assenze o carenze documentali. Nel documento arrivato il 18 dicembre e protocollato, visivamente i segni rossi che evidenziano le anomalie sono molto più dei segni neri. Mancano verbali di consegna e ultimazione lavori, certificati di regolare esecuzione, collaudi statici, certificati di agibilità e contratti di appalto delle opere. Non aspetti secondari, dunque. Facevano parte dei beni di Cast In il centro Agorà, il parco Orombelli poi diventato Papa Wojtyla, la tangenziale sud, piazzuole rifiuti e terreni non edificabili. Particolarmente evidenti le anomalie al centro Agorà, chiuso per evidente tracce di umidità. «Quando compro una casa - commenta Graziella Locci – vorrei che tutti i documenti fossero in ordine. Negli immobili di Cast In abbiamo trovato, addirittura, dei pareri negativi sull’agibilità forniti dall’Asl». Ai periti è stato chiesto anche una valutazione sul parco di Costa S. Abramo che non era tra i beni di Cast In, ma sul quale c’era stata un’interrogazione delle minoranza dopo il crollo del febbraio scorso e per il quale era emerse differenze tra la progettazione e la realizzazione.
Cast In era stata creata nel 2006 con il ruolo, non sottinteso, di aggirare il patto di stabilità che già gravava sui Comuni. Ha cambiato più volte dirigenza perché è passata da un primo amministratore unico, Mario Oradini, ad un cda presieduto da Francesco Pinardi per finire ad un nuovo amministratore unico nella persona di Arnaldo Zaffanella.
Se ci sarà l’esposto alla Corte dei Conti suggerito dal legale, finiranno sotto la luce dei riflettori sindaco e assessori dal 2006 in avanti, nonché l’architetto Marco Turati, tecnico comunale fino allo scorso anno. Il sindaco Locci non ha chiarito del tutto se ci sarà questo esposto, ma a questo punto è anche difficile fare un passo indietro. Le conseguenze per la giunta, al di là dell’ottimismo del sindaco, sono tutte da verificare.
La vicenda è emersa nella retrocessione dei beni da Cast In al Comune. Il procedimento era stato deciso nel 2011 dalla giunta Lazzarini, ma si è concretizzato dopo le ultime elezioni del 2014. «Sulla retrocessione dei beni - spiega l’attuale sindaco – abbiamo dovuto pagare l’Iva, in totale 250 mila euro tra il 2014 e il 2015, un costo che la precedente amministrazione non ha voluto prendersi. Ma il problema era lo stato dei beni. Ci siamo accorti subito che c’erano delle problematiche serie ed è il motivo per cui abbiamo chiesto una perizia». La valutazione è stata affidata all’ingegner Antonio Cumoli per la parte tecnica e all’avvocato Domenico Bezzi per la parte legale. Il primo è di Bologna, il secondo di Brescia. Nella perizia sui beni di Cast In sono state evidenziate molte assenze o carenze documentali. Nel documento arrivato il 18 dicembre e protocollato, visivamente i segni rossi che evidenziano le anomalie sono molto più dei segni neri. Mancano verbali di consegna e ultimazione lavori, certificati di regolare esecuzione, collaudi statici, certificati di agibilità e contratti di appalto delle opere. Non aspetti secondari, dunque. Facevano parte dei beni di Cast In il centro Agorà, il parco Orombelli poi diventato Papa Wojtyla, la tangenziale sud, piazzuole rifiuti e terreni non edificabili. Particolarmente evidenti le anomalie al centro Agorà, chiuso per evidente tracce di umidità. «Quando compro una casa - commenta Graziella Locci – vorrei che tutti i documenti fossero in ordine. Negli immobili di Cast In abbiamo trovato, addirittura, dei pareri negativi sull’agibilità forniti dall’Asl». Ai periti è stato chiesto anche una valutazione sul parco di Costa S. Abramo che non era tra i beni di Cast In, ma sul quale c’era stata un’interrogazione delle minoranza dopo il crollo del febbraio scorso e per il quale era emerse differenze tra la progettazione e la realizzazione.
Cast In era stata creata nel 2006 con il ruolo, non sottinteso, di aggirare il patto di stabilità che già gravava sui Comuni. Ha cambiato più volte dirigenza perché è passata da un primo amministratore unico, Mario Oradini, ad un cda presieduto da Francesco Pinardi per finire ad un nuovo amministratore unico nella persona di Arnaldo Zaffanella.
Se ci sarà l’esposto alla Corte dei Conti suggerito dal legale, finiranno sotto la luce dei riflettori sindaco e assessori dal 2006 in avanti, nonché l’architetto Marco Turati, tecnico comunale fino allo scorso anno. Il sindaco Locci non ha chiarito del tutto se ci sarà questo esposto, ma a questo punto è anche difficile fare un passo indietro. Le conseguenze per la giunta, al di là dell’ottimismo del sindaco, sono tutte da verificare.