Tamoil, il lungo addio, cinque anni di silenzio

Il lungo percorso di trasformazione della Tamoil post-disastro ambientale, arriva a una battuta d’arresto e profila grandi punti di domanda sul futuro. Scongiurata una nuova e più vasta crisi sul fronte occupazionale, dopo i quattro licenziamenti di settembre, per gli ormai meno di cinquanta dipendenti impiegati nell’ex raffineria (oggi utilizzata come deposito) il futuro pare essere contraddittorio. Da un lato è di certo sconveniente alla stessa Tamoil un abbandono del sito, perché in tal caso, oltre alla messa in sicurezza attualmente garantita, per il gruppo petrolifero scatterebbe l’obbligo di effettuare la costosissima bonifica dell’area. Dall’altro lato i quattro licenziamenti hanno creato forte preoccupazione, mentre i sindacati osservano con attenzione il panorama attorno a quei rami d’azienda che – complici i costi di gestione – potrebbero interessare cessioni. Il tutto si innesta sullo sfondo del complicato procedimento giudiziario scaturito dalla scoperta dell’inquinamento da idrocarburi, a sua volta monitorato dal Comune. Nessun piano industriale noto, nessun progetto tranne quello, vagamente abbozzato e quasi ininfluente ai fini occupazionali, sull’area ex Bortolotti. Da Tamoil solo rassicurazioni verbali. La seconda vita possibile della gigantesca area in riva al fiume e a ridosso della città è cristallizzata...
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