Aem, quando Cremona disse no a 800 miliardi di lire

Settecento ottanta miliardi delle vecchie lire, poco meno di 400 milioni di euro: tanto era stata valutata, nel 1999, l’Aem di Cremona dal gruppo Telecom, interessato ad acquistare la nostra ex municipalizzata. Una cifra monstre - allora l’economia non era quella asfittica di oggi, la crisi era di là da venire e si affacciavano le prime liberalizzazioni - che avrebbe consentito a Cremona di pianificare e realizzare progetti ambiziosi in grado di garantirne lo sviluppo per diversi decenni. Solo per citarne alcuni, il terzo ponte sul Po, la navigabilità del fiume, l’infrastrutturazione dell’area di Tencara, e chissà cos’altro ancora... Abbiamo utilizzato il condizionale perchè, invece, l’amministrazione rifiutò la vendita - allora la città era governata dall’Ulivo, seconda giunta Bodini - e assumendo questa decisione disse no ad una cifra che oggi, mentre Lgh passa di mano per una frazione di quella incredibile valutazione, fa pensare ad una clamorosa occasione perduta. Fra le tante che questo territorio si è lasciato sfuggire, probabilmente la più importante. Già perchè proprio in questi giorni l’intera multiutility del sud Lombardia che accorpa le ex municipalizzate di Rovato, Cremona, Crema, Pavia e Lodi - valutata (al netto dei debiti che superano i 350 milioni di euro), 250 milioni (500 miliardi delle vecchie lire) - passerà sotto il controllo del colosso A2A (che ne rileverà il 51%) per circa 126 milioni di euro (116,5 pagati subito, metà in azioni A2A e metà cash), mentre il comune di Cremona, per la quota che detiene in Lgh, riceverà circa 40 milioni di euro (80 miliardi delle vecchie lire). Certo non una cifra insignificante, ma nulla a che vedere con i 400 milioni di euro che Cremona avrebbe incassato se, nel 1999, avesse venduto l’Aem al colosso delle telecomunicazioni...
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