Pgt, lacrime di coccodrillo

Erano gli anni ’60 quando in una notte “sparivano” scaloni settecenteschi che intralciavano operazioni immobiliari in centro città: la barzelletta – assai poco divertente – girava di bocca in bocca, senza sortire altro che qualche volgare commento. Che esista a Cremona una tradizione perversa nella distruzione di brani importanti del proprio tessuto urbano è storia, più volte pubblicata e documentata: ironia della sorte, palazzi e conventi e chiostri e galoppatoi e teatri non esistono più, ma gran fortuna hanno i libri di fotografie che rappresentano la città com’era o, peggio, mozziconi di architettura e macerie. Comunità cinica e pragmatica la nostra, che cerca di non perdere affari privati in ossequio all’imperativo del lucro anche più ottuso, ma depaupera con indifferenza il patrimonio pubblico dell’ambiente e della memoria urbana, non disdegnando di concedersi colte lacrime sul (prudentemente lontano) passato devastatore.
Tanto poi la giustizia era ripristinata da commiserevoli condoni, che sanavano ogni sorta di abusi e di illeciti che per anni erano restati sotto gli omertosi occhi di tutti. (...)
Tanto poi la giustizia era ripristinata da commiserevoli condoni, che sanavano ogni sorta di abusi e di illeciti che per anni erano restati sotto gli omertosi occhi di tutti. (...)
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