I medici alzano la voce: «Crema resti autonoma»

Il Cremasco rivendica l'autonomia del proprio ospedale. Il messaggio, forte, rivolto alla Regione Lombardia sta anche nel risultato del presidio che si è svolto stamattina. Una manifestazione che ha visto scendere in campo in modo compatto il fronte dei Sindaci e il mondo delle istituzioni locali. «Davanti all'esito dell'iniziativa e a un territorio che si sta muovendo in modo coeso – spiega Stefania Bonaldi pochi istanti prima di incontrare il direttore generale Luigi Ablondi – abbiamo scritto una lettera da consegnare al presidente della Commissione sanità Fabio Rizzi, perché inserisca Crema nel calendario degli incontri». Non è questa l'unica azione che stanno portando avanti gli amministratori locali, che nei prossimi giorni avranno un confronto con i gruppi consiliari regionali.
Significativa la presa di posizione dei medici dell'Ospedale Maggiore, presenti con una loro delegazione al presidio. A rilasciare le dichiarazioni ufficiali è il direttore del dipartimento Nefrologia e Dialisi, Giorgio Depetri.
«Confidiamo nel fatto che la Riforma della Regione possa essere positiva sotto diversi aspetti – analizza il primario – tuttavia nutriamo alcune perplessità sul futuro che sarà riservato a Crema. La centralizzazione del sistema organizzativo territoriale basato sullo schema dei confini provinciali, peraltro quasi superati dal nuovo riassetto, rischia di amputare la struttura. Non è una difesa campanilistica la nostra, ma un'azione basata su dati concreti di efficienza, servizi e merito».
A chi s'interroga su possibili ritardi nell'organizzazione del percorso di sensibilizzazione, Depetri risponde: «Il presidente Rizzi è stato da noi un paio di anni fa – spiega il medico – e già allora abbiamo rappresentato a lui la situazione. Ora tocca ai Sindaci fare la loro battaglia portando al Pirellone le istanze di Crema e i valori della sua azienda ospedaliera. Paradossalmente la logica dei numeri dovrebbe essere a nostro vantaggio, ma questo fattore sembra non emergere. Il rapporto posti letto ogni mille abitanti è addirittura “stracciato” rispetto ad altre realtà, qui ci siamo sempre confrontati con i bastioni dell'attività ospedaliera presenti a Milano, Bergamo e Pavia: bacini sanitari di livello medio-alto. Il percorso aziendale a Crema è garantito dalla A alla Z e dopo che i pazienti affidati ai colossi presenti in altre città tornano da noi, siamo in grado di gestirli perfettamente. Siamo stati i precursori nel “fare rete” e i valori di fuga dal territorio sono estremamente contenuti. Di questo la Regione dovrebbe tenerne conto».
Anche fra i medici emerge chiaramente l'istanza di autonomia e il no all'aggregazione con Cremona. «Anche dal punto di vista dei trasporti e delle infrastrutture è un controsenso guardare a Cremona e non a Milano» dice lapidario Gabriele Patrini. «Crema rivendica la propria efficienza e si candida ad essere ospedale pilota in diversi ambiti», puntualizza Alessandro Inzoli.
La chiusura spetta ancora a Depetri: «Se il direttore Ablondi ha ottenuto risultati di rilievo in Regione Lombardia è anche per il lavoro della struttura che ha saputo seguire le sue indicazioni». Ma il tempo stringe, la discussione sulla riforma della Sanità approderà in aula il prossimo 14 luglio e l'azienda ospedaliera di Crema è a un passo dal declassamento.
Significativa la presa di posizione dei medici dell'Ospedale Maggiore, presenti con una loro delegazione al presidio. A rilasciare le dichiarazioni ufficiali è il direttore del dipartimento Nefrologia e Dialisi, Giorgio Depetri.
«Confidiamo nel fatto che la Riforma della Regione possa essere positiva sotto diversi aspetti – analizza il primario – tuttavia nutriamo alcune perplessità sul futuro che sarà riservato a Crema. La centralizzazione del sistema organizzativo territoriale basato sullo schema dei confini provinciali, peraltro quasi superati dal nuovo riassetto, rischia di amputare la struttura. Non è una difesa campanilistica la nostra, ma un'azione basata su dati concreti di efficienza, servizi e merito».
A chi s'interroga su possibili ritardi nell'organizzazione del percorso di sensibilizzazione, Depetri risponde: «Il presidente Rizzi è stato da noi un paio di anni fa – spiega il medico – e già allora abbiamo rappresentato a lui la situazione. Ora tocca ai Sindaci fare la loro battaglia portando al Pirellone le istanze di Crema e i valori della sua azienda ospedaliera. Paradossalmente la logica dei numeri dovrebbe essere a nostro vantaggio, ma questo fattore sembra non emergere. Il rapporto posti letto ogni mille abitanti è addirittura “stracciato” rispetto ad altre realtà, qui ci siamo sempre confrontati con i bastioni dell'attività ospedaliera presenti a Milano, Bergamo e Pavia: bacini sanitari di livello medio-alto. Il percorso aziendale a Crema è garantito dalla A alla Z e dopo che i pazienti affidati ai colossi presenti in altre città tornano da noi, siamo in grado di gestirli perfettamente. Siamo stati i precursori nel “fare rete” e i valori di fuga dal territorio sono estremamente contenuti. Di questo la Regione dovrebbe tenerne conto».
Anche fra i medici emerge chiaramente l'istanza di autonomia e il no all'aggregazione con Cremona. «Anche dal punto di vista dei trasporti e delle infrastrutture è un controsenso guardare a Cremona e non a Milano» dice lapidario Gabriele Patrini. «Crema rivendica la propria efficienza e si candida ad essere ospedale pilota in diversi ambiti», puntualizza Alessandro Inzoli.
La chiusura spetta ancora a Depetri: «Se il direttore Ablondi ha ottenuto risultati di rilievo in Regione Lombardia è anche per il lavoro della struttura che ha saputo seguire le sue indicazioni». Ma il tempo stringe, la discussione sulla riforma della Sanità approderà in aula il prossimo 14 luglio e l'azienda ospedaliera di Crema è a un passo dal declassamento.