Il dopo Tamoil è un’utopia

2 APR 15
Ultimo aggiornamento: 15:32 | 16 MAG 25
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Pare complicarsi sempre di più la vicenda Tamoil. Di pochi giorni fa è la notizia che la procura generale della Corte d’appello di Brescia ha impugnato la sentenza di primo grado, chiedendo la condanna per tutti gli imputati per il reato di avvelenamento delle acque con il concorso del reato di disastro doloso ambientale. Legambiente dedica al caso Tamoil l’apertura del rapporto nazionale “Cattive Acque: Storie di falde, fiumi e laghi inquinati ma anche di acque salvate”. A Cremona, nel frattempo, dove pare tutta in salita la strada che dovrebbe portare alla bonifica dell’area interessata dal disastro ambientale, a tagliare le gambe a facili entusiasmi e ipotesi su futuri riutilizzi dell’area Tamoil, ci pensa Sergio Ravelli, autore del recente libro-inchiesta “Morire di petrolio”. Erano stati i Verdi, nel 2011, a proporre un parco fotovoltaico da installare al posto della raffineria. Poi si era parlato di biomasse. Di pochi giorni fa, invece, è il parere tecnico positivo per un eventuale impiego di una piccola parte dell’area, per altro già interessata dalla bonifica (l’ex Bortolotti, circa 20mila metri quadrati), per l’insediamento di un polo di riciclo della plastica per la produzione di gasolio. Ma fino a che punto è plausibile pensare, oggi, al futuro della Tamoil?
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