Sfratto dei centri sociali, ragioni e incognite sulla strada che Perri aveva solo sfiorato e che Galimberti sembra pronto a imboccare

15 FEB 15
Ultimo aggiornamento: 17:2716 MAG 25
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La prima domanda: «Oggi, dopo l’episodio drammatico del 18 gennaio e dopo quello altrettanto grave del 24, ci sono ancora le condizioni per avviare una mediazione con quelle realtà?».
E la seconda: « Fino a che punto la pratica del dialogo ha coerenza con quella della pubblica amministrazione quando questa è chiamata a difendere il senso della legalità e della giustizia?». Interrogativi che poneva, e si pone, l’assessore al Patrimonio e all’Area Vasta Andrea Virgilio, lunedì scorso davanti al consiglio comunale riunito per affrontare la spinosa questione del rapporto con i centri sociali alla luce del patto interrotto con la città dopo la manifestazione organizzata dal Csa Dordoni, il corteo antifascista incominciato con la solidarietà al compagno Emilio Visigalli, ferito gravemente nella resa dei conti con i nemici politici di Casapound, ma sfociato nella guerriglia targata Black Bloc.
La risposta a quei quesiti, per l’amministrazione di Gianluca Galimberti è una sola: no. Ne consegue il non rinnovo delle convenzioni di affitto (per altro scadute da mesi) dei locali comunali autogestiti di via Mantova e del Cascinetto.
Una scelta senza precedenti, per certi versi anche obbligata. Ma che ora pone una serie di incognite: politiche e di ordine pubblico. Il passaggio dalla teoria alla pratica sarà tutt’altro che semplice e immediato: disporre lo sfratto è un conto, eseguirlo un altro.
Ne sono perfettamente consapevoli, gli amministratori.
E non a caso, il lessico utilizzato nei loro interventi, quanto negli atti ufficiali, è stato fin qui oculato: si parla di rinnovo negato, mai di chiusura. Ben sapendo che è quello, comunque, il risultato che si produrrà, visto che solo l’assegnazione di altri immobili pubblici a canoni agevolati può garantire la sopravvivenza di quelle realtà.
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