Non è più tanto Popolare

1 FEB 15
Ultimo aggiornamento: 16:44 | 18 GIU 26
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Qesta riforma non s’ha da fare. Il decreto del governo della settimana scorsa (Mondo Padano del 23 gennaio, ndr), che intima alle dieci Banche Popolari più grandi (con un attivo superiore agli 8 miliardi di euro), di abbandonare il voto capitario per trasformarsi in Spa in soli 18 mesi, ha scatenato un diluvio di critiche e non solo da parte dei banchieri interessati, ma anche dal sindacato, dagli analisti economici e anche dalla politica. E se nessuno nega la necessità di un ammodernamento del credito cooperativo, rinviato probabilmente per troppo tempo, sono in pochi a giustificare un atto (lo strumento del decreto, appunto), che costringe il sistema ad una riforma radicale in tempi strettissimi e senza alcuna ragione economica che possa davvero giustificare una tale urgenza. Tanto più che - questo il rischio più grande - una volta trasformate in spa, queste banche potrebbero essere assorbite dai grandi gruppi stranieri. Assopopolari, da parte sua, sostiene che la riforma «mette a rischio 20 mila posti di lavoro, 80 miliardi di crediti a famiglie e imprese con un effetto depressivo sul Pil del 3%»...
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