L'islamista Branca: «Integrazione? La prudenza è d'obbligo ma se diventa paura è una sconfitta per tutti»

Professor Branca, in un recente intervento sul quotidiano L’Eco di Bergamo ha evidenziato come il Paese stia perdendo una un’occasione per promuovere la piena integrazione dei musulmani. In che termini?
«Nessuno cresce e matura se non si investe nella sua formazione. Vale per gli autoctoni, ma ancor più per chi viene da altre tradizioni culturali. E’ in primo luogo l’apprendimento della lingua locale che li aiuta ad avere un futuro migliore, e su questo la scuola italiana ha sempre cercato di fare la sua parte. Ma anche lo sviluppo del senso critico e la partecipazione alla vita sociale sono importanti. Lasciare molti nuovi arrivati nel ‘loro brodo’ per indifferenza o diffidenza alla lunga non aiuta né loro né noi. Siamo diventati un paese multiculturale e multireligioso in fretta, dopo un lungo periodo in cui eravamo invece noi ad emigrare un po’ in tutto il mondo. Che la cosa ci abbia colti impreparati è comprensibile, ma perdurare nel ‘navigare a vista’ senza un progetto a medio‐lungo termine con obiettivi chiari e condivisi per il bene comune è da irresponsabili».
«Nessuno cresce e matura se non si investe nella sua formazione. Vale per gli autoctoni, ma ancor più per chi viene da altre tradizioni culturali. E’ in primo luogo l’apprendimento della lingua locale che li aiuta ad avere un futuro migliore, e su questo la scuola italiana ha sempre cercato di fare la sua parte. Ma anche lo sviluppo del senso critico e la partecipazione alla vita sociale sono importanti. Lasciare molti nuovi arrivati nel ‘loro brodo’ per indifferenza o diffidenza alla lunga non aiuta né loro né noi. Siamo diventati un paese multiculturale e multireligioso in fretta, dopo un lungo periodo in cui eravamo invece noi ad emigrare un po’ in tutto il mondo. Che la cosa ci abbia colti impreparati è comprensibile, ma perdurare nel ‘navigare a vista’ senza un progetto a medio‐lungo termine con obiettivi chiari e condivisi per il bene comune è da irresponsabili».
Qual è il livello d’integrazione raggiunto fra musulmani e cittadini italiani?
«Anzitutto va ricordato che non pochi musulmani sono già cittadini italiani: i convertiti, ma anche immigrati che dopo anni hanno acquisito la cittadinanza, e sono sempre più numerosi quelli che tra loro, nati qui o arrivatici da piccoli, una volta compiuti 18 anni iniziano l’iter per divenire italiani a tutti gli effetti. Sono ormai più di un milione e direi che la maggior parte vivono e lavorano facendo una vita normale: dei circa 50 mila egiziani di Milano (in parte anche cristiani copti) oltre 15 mila hanno una partita Iva e sono decisivi in taluni settori come l’edilizia e la ristorazione».
«Anzitutto va ricordato che non pochi musulmani sono già cittadini italiani: i convertiti, ma anche immigrati che dopo anni hanno acquisito la cittadinanza, e sono sempre più numerosi quelli che tra loro, nati qui o arrivatici da piccoli, una volta compiuti 18 anni iniziano l’iter per divenire italiani a tutti gli effetti. Sono ormai più di un milione e direi che la maggior parte vivono e lavorano facendo una vita normale: dei circa 50 mila egiziani di Milano (in parte anche cristiani copti) oltre 15 mila hanno una partita Iva e sono decisivi in taluni settori come l’edilizia e la ristorazione».
Il mondo musulmano è molto ampio e l’Islam è una religione senza una struttura gerarchia ben definita. Quanto questo fattore ostacola il processo di dialogo?
«Se intendiamo il dialogo come qualcosa di ufficiale e per ‘addetti ai lavori’ è vero che la mancanza di una struttura e di una gerarchia simili a quelle della chiesa possono essere problematici in quanto non è chiaro chi rappresenta chi. Ma nella vita quotidiana le relazioni interpersonali non mi pare che ne risentano, se non nei limiti fisiologici di qualche bisticcio condominiale che del resto accade anche tra italianissimi vicini di casa».
«Se intendiamo il dialogo come qualcosa di ufficiale e per ‘addetti ai lavori’ è vero che la mancanza di una struttura e di una gerarchia simili a quelle della chiesa possono essere problematici in quanto non è chiaro chi rappresenta chi. Ma nella vita quotidiana le relazioni interpersonali non mi pare che ne risentano, se non nei limiti fisiologici di qualche bisticcio condominiale che del resto accade anche tra italianissimi vicini di casa».
Sempre più spesso si associano i luoghi di culto islamico al fondamentalismo. In Italia, e soprattutto in Lombardia, esiste un problema legato alla sicurezza sociale? Il senso di paura è giustificato?
«Il mondo islamico è purtroppo interessato da conflitti che possono riverberarsi nelle comunità che vivono fra noi, ma impedir loro di avere luoghi di culto dignitosi (come peraltro garantisce la nostra Costituzione) non è certo una soluzione. Anzi. L’inerzia nell’affrontare e gestire ragionevolmente questo tema ha portato ad avere in Italia oltre 800 pseudo‐moschee di fatto irregolari, non si capisce con quale vantaggio».
«Il mondo islamico è purtroppo interessato da conflitti che possono riverberarsi nelle comunità che vivono fra noi, ma impedir loro di avere luoghi di culto dignitosi (come peraltro garantisce la nostra Costituzione) non è certo una soluzione. Anzi. L’inerzia nell’affrontare e gestire ragionevolmente questo tema ha portato ad avere in Italia oltre 800 pseudo‐moschee di fatto irregolari, non si capisce con quale vantaggio».
A suo giudizio quali strumenti normativi dovrebbero utilizzare le amministrazioni locali per garantire i cittadini da eventuali rischi legati all’infiltrazione di integralisti nei luoghi di culto?
«Fare leggi speciali per i musulmani sarebbe discriminatorio. Vanno applicate le norme che esistono già e che valgono per tutti. Se in un luogo (regolarmente costruito o gestito), che sia o meno una moschea, si incita alla violenza o si diffonde materiale eversivo ci sono già gli strumenti per intervenire. Non ha senso, neppure con intenti preventivi, negare il diritto di pregare solo perché qualcuno potrebbe approfittarne per altri scopi. La democrazia è tale se favorisce e premia le pratiche migliori, se si proibisce tutto ciò di cui qualcuno potrebbe abusare non si rende un buon servizio alla società».
«Fare leggi speciali per i musulmani sarebbe discriminatorio. Vanno applicate le norme che esistono già e che valgono per tutti. Se in un luogo (regolarmente costruito o gestito), che sia o meno una moschea, si incita alla violenza o si diffonde materiale eversivo ci sono già gli strumenti per intervenire. Non ha senso, neppure con intenti preventivi, negare il diritto di pregare solo perché qualcuno potrebbe approfittarne per altri scopi. La democrazia è tale se favorisce e premia le pratiche migliori, se si proibisce tutto ciò di cui qualcuno potrebbe abusare non si rende un buon servizio alla società».
È ipotizzabile una predicazione in lingua italiana, utile anche nel favorire il processo d’integrazione?
«E’ già di fa
«È già di fatto così. Non dimentichiamo che i musulmani non sono tutti arabi: ci sono senegalesi, bengalesi, turchi, pakistani o albanesi che sanno a memoria le poche formule in arabo indispensabili per il rito, ma la predica spessissimo è in italiano, in quanto è l’unica lingua conosciuta da tutti».
«È già di fatto così. Non dimentichiamo che i musulmani non sono tutti arabi: ci sono senegalesi, bengalesi, turchi, pakistani o albanesi che sanno a memoria le poche formule in arabo indispensabili per il rito, ma la predica spessissimo è in italiano, in quanto è l’unica lingua conosciuta da tutti».
Quale ruolo possono realmente giocare le nuove generazioni sulla strada della multiculturalità?
Le nuove generazioni sono di fatto italiane per lingua e cultura. Non possiamo considerare un fatto negativo che conservino la fede dei loro genitori... Hanno il difficile compito di tradurne i valori in forme adeguate alla loro realtà di musulmani europei. Alcuni lo fanno egregiamente: ne conosco alcuni che fanno addirittura gli animatori negli oratori, dove talvolta fino al 25% dei bambini che vi si recano per far i compiti o per giocare sono musulmani! Mi sembra che la realtà sia più avanti delle sue rappresentazioni mediatiche. Il nostro compito è appunto quello di favorire e moltiplicare queste realtà, invece che costruire nuovi steccati su base ideologica. Fare e fare bene è impegnativo, e costoso, me ne rendo conto. Ma non fare, in prospettiva, potrebbe avere conseguenze ancora peggiori. La prudenza è d’obbligo, ma se diventa una paura paralizzante è una sconfitta per tutti».
Le nuove generazioni sono di fatto italiane per lingua e cultura. Non possiamo considerare un fatto negativo che conservino la fede dei loro genitori... Hanno il difficile compito di tradurne i valori in forme adeguate alla loro realtà di musulmani europei. Alcuni lo fanno egregiamente: ne conosco alcuni che fanno addirittura gli animatori negli oratori, dove talvolta fino al 25% dei bambini che vi si recano per far i compiti o per giocare sono musulmani! Mi sembra che la realtà sia più avanti delle sue rappresentazioni mediatiche. Il nostro compito è appunto quello di favorire e moltiplicare queste realtà, invece che costruire nuovi steccati su base ideologica. Fare e fare bene è impegnativo, e costoso, me ne rendo conto. Ma non fare, in prospettiva, potrebbe avere conseguenze ancora peggiori. La prudenza è d’obbligo, ma se diventa una paura paralizzante è una sconfitta per tutti».
L'INTERVISTA E' PUBBLICATA SUL NUMERO DEL 24 OTTOBRE 2014