Latte, tavolo aperto alla grande distribuzione

25 SET 14
Ultimo aggiornamento: 17:1516 MAG 25
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«Ho convocato per giovedì 1 ottobre a Milano il Tavolo interprofessionale del latte, chiedendo anche alla grande distribuzione di partecipare. È la
prima volta che avviene in Italia, ma penso che lo scenario di mercato imponga un approccio diverso rispetto al passato e soluzioni in grado di restituire valore aggiunto al latte e a due grandi prodotti Dop come il Grana Padano e il Parmigiano-Reggiano". Lo ha annunciato, ieri sera, l'assessore all'Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, durante il convegno sul mercato del Parmigiano-Reggiano organizzato a Palidano (Mantova) dalla Confederazione italiana agricoltori di Mantova, al quale hanno preso parte - fra gli altri - il direttore del Consorzio del Parmigiano-Reggiano Riccardo Deserti, i presidenti del Consorzio Virgilio Paolo Carra e di Confcooperative Lombardia, Maurizio Ottolini.
SITUAZIONE D'EMERGENZA - "So che ai trasformatori la presenza della grande distribuzione piace poco - riprende Fava - ma di fronte a situazioni di emergenza non possiamo più fare i naïf, bisogna cambiare approccio e seguire modelli di filiera che hanno mostrato di saper intervenire alla radice dei problemi. In Francia le filiere normalmente siglano protocolli con la gdo, nei mesi scorsi in Germania è stata trovata un'intesa fra allevatori e gdo per la valorizzazione della carne suina tedesca, non possiamo continuare ad avvitarci sul nulla".
RITIRARE DA MERCATO QUALITA' RILEVANTI DI FORMAGGIO - Oltre a cercare una posizione condivisa all'interno della filiera, Fava individua una soluzione. "Bisogna agire come è stato fatto nel 2009, quando un altro grave crollo dei prezzi mise in ginocchio i produttori e il sistema della trasformazione - ricorda - e cioè ritirare dal mercato quantità rilevanti di formaggio, da destinare agli indigenti. Lo fece l'allora ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, si agisca in fretta anche oggi.
Non credo che ci siano difficoltà a dimostrare che abbiamo degli indigenti e dall'Unione europea oggi mi aspetto una mano e che non sia come quella data in questi giorni all'ammasso privato dei formaggi".
COMMESSI ERRORI - L'assessore Fava, in particolare, esprime una posizione decisamente antitetica rispetto a quella espressa dal direttore del consorzio del Parmigiano-Reggiano, Riccardo Deserti. "Lo stimo, senza dubbio, ma non condivido la sua posizione quando mi parla di un'assegnazione di quote produttive che garantirà un valore in mano agli allevatori - dichiara -. Bisogna essere lucidi e riconoscere che sono stati commessi alcuni errori. Gli aiuti all'ammasso, insisto, sono stati un flop per le regole e la gestione di Bruxelles, eppure meno di un mese fa il presidente del consorzio Giuseppe Alai, e altri, applaudivano alla misura come se potesse risolvere una crisi così pesante".
PREZZO CROLLATO - La politica dovrebbe evitare di inseguire gli applausi. "Citate sempre De Castro e addirittura c'era chi aveva dato esplicite indicazioni di voto alle scorse elezioni europee - ammonisce Fava - ma non dimentichiamo che nell'ultima assemblea del consorzio del Parmigiano-Reggiano affermò che si stava per entrare in una fase di stabilità per almeno 36 mesi . Invece il prezzo è crollato nel giro di tre mesi e la crisi russa, che pure non è un elemento dirimente, ha condizionato comunque un mercato che già stava soffrendo di suo".
SERVONO STRATEGIE PER RIPORTARE EQULIBIRIO - Nessuna capitalizzazione, secondo Fava, può essere riconosciuta al sistema delle quote. "Rimango dell'idea, al contrario, che o la filiera può fare i conti su un prodotto reale oppure non possiamo dire agli allevatori che le quote di un piano produttivo sbagliato hanno un valore, perché non è affatto così e i produttori lo sanno. Servono strategie per riportare in equilibrio domanda e offerta, ma senza imporre diminuzioni nella produzione di latte, perché se fra sei mesi la domanda dovesse ripartire, serve latte per produrre e le bovine non hanno il rubinetto, serve tempo".
SERVE IMPIANTO PER POLVERIZZAZIONE - Fava ricorda il recente accordo con le organizzazioni agricole, agli inizi di settembre.
"Proprio a pochi chilometri da qui, durante la fiera Millenaria, abbiamo ottenuto un'intesa su un documento congiunto, nel quale abbiamo previsto la realizzazione di un impianto di polverizzazione consortile, per gestire le eccedenze di latte e di siero, per sottoscrivere accordi per polizze assicurative in grado coprire le oscillazioni al ribasso troppo marcate, come avviene negli Stati Uniti. Se necessario - avverte - siamo pronti a destinare anche risorse del Psr a tale scopo".
ARRIVARE IN FRETTA AD UNA SINTESI - Quello che serve, per Fava, "è arrivare in fretta a una sintesi e rispettare ciascuno il proprio ruolo. I consorzi si devono occupare di tutela del prodotto, ma non di regolamentazione del mercato, perché non è loro compito. Le risorse ci sono, nel Psr lombardo ci sono 133 milioni di euro in più e l'agricoltura dl Nord è fortemente competitività, se riesce a misurarsi con le produzioni europee, pur partendo da costi di gestione più alti di almeno un quarto. Ma senza la volontà di collaborare insieme non credo si vada lontani".