Piccoli negozi, pochi ma buoni

C’è il fornaio, il bar, la tabaccheria. Poi un negozio di Comproro dove c’era la macelleria e il negozio di abbigliamento che continua a cambiare gestione. Negli ultimi 20 anni i negozi di vicinato - per definizione fino a 150 metri quadrati nelle città con meno di 10 mila abitanti, fino a 250 nelle altre - hanno subito una rivoluzione. Il fornaio c’è sempre, ma adesso si deve considerare che l’80 per cento degli incassi non venga più dal pane quanto da pizzette, focacce, torte salate e dolci. Si stima comunque che i fornai siano diminuiti di un terzo, così come i negozi di abbigliamento (-37%) mentre hanno subito un tracollo i negozi di mobili e di arredamento, scesi del 65%. In controtendenza sembra andare il city market, il negozio di quartiere dove si può comprare di tutto e che intercetta le esigenze degli anziani, in difficoltà per gli spostamenti. Sono statistiche però, che non considerano se il negozio è in centro o in periferia e la sua storia. I negozi storici, in centro città, resistono. Ne sono un esempio i 25 negozi storici di Soresina...
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