Tiziano Vecchiato: «Il futuro sono i diritti e i doveri sociali»

6 LUG 14
Ultimo aggiornamento: 17:0916 MAG 25
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Un nuovo welfare e nuove politiche per il lavoro più mirate per adeguarsi all’attuale realtà socio-economica. Il prossimo autunno saranno organizzate sessioni di formazione a Cremona, Crema e Casalmaggiore in cui gli operatori si confronteranno sui criteri e le condizioni per gestire in modo unitario la domanda di aiuto, su come responsabilizzare le persone e renderle autonome, su quali sono le risorse e le opportunità a disposizione dei servizi per il lavoro e dei servizi sociali che possono essere integrate per essere più efficaci, sulle soluzioni per favorire il reinserimento sociale e lavorativo. Ne abbiamo parlato con il prof. Tiziano Vecchiato (Fondazione Zancan onlus), che ha partecipato al convegno del 26 giugno scorso insieme a Gerolamo Spreafico (Università Cattolica), Roberto Rizza (Università di Bologna) e Giacomo Spedini, presidente della Fondazione “Città di Cremona”.
Professore, si parla sempre più di frequente di “nuovo welfare” di “welfare di comunità”, “welfare plurale” di “welfare generativo”, cosa si intende effettivamente con queste espressioni?
La parola “welfare” ha assunto nel tempo diversi significati: nel contesto anglosassone, assume il doppio significato di benessere e di sussidio.
Nel contesto italiano ha, invece, generalmente assunto il significato di assistenza pubblica. Con l’espressione “nuovo welfare” ci si riferisce ad un welfare meno assistenziale, meno riparativo e più pensato in termini attivi, propositivi, cioè come investimento sulla persona e non come costo. Si tratta anche di un welfare che necessita di una pluralità di attori in azione. Da qui anche l’espressione ricorrente di “comunità rigenerativa”. Pensare al welfare come investimento sovverte completamente gli schemi a cui siamo abituati...
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