Il turista green catturato dal fascino dei campi Un business da 4° posto per Cremona

21 MAG 14
Ultimo aggiornamento: 17:0416 MAG 25
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Prima c’è Varese, abbracciata dai monti, poi Como e Lecco, una per ognuno dei rami del lago manzoniano; e poi – sorpresa – c’è Cremona, quarta meta lombarda per gli amanti della natura, dove il turismo – secondo la Camera di Commercio di Milano – è per un terzo «green», verde, ecologico e sostenibile.
Non che sia semplice chiarire cosa s’intenda, nello specifico, con «turismo green»: l’accezione è controversa, e se da una parte sta a indicare la predisposizione del territorio e delle sue strutture a sedurre gli amanti del verde, dall’altra indica la volontà del turista di accedere a un patrimonio paesaggistico tutelato, dove lo sviluppo urbano è limitato e la natura rispettata.
Va da sé che laghi e montagne, allora, vantino un primato: sci, ciclismo e trekking sono attrattive riservate ad ambienti alpini. Ma a Cremona non si viene per fare sport: qui le principali attrattive rimangono la cultura e la cucina. Attratto da una fiera o da un evento, chi visita la città passeggia in centro o lungo il Po; e che si trovi tra i vicoli o in aperta campagna, quando si ferma per il pranzo è sempre alla ricerca delle specialità del territorio.
Che «green» sia, allora: ma Cremona, nonostante tutto, rimane la città meno turistica della Lombardia. I quasi 95.000 arrivi annui incidono solo per il 7,3% sull’intero turismo regionale. Il centro storico rimane pur sempre la maggiore attrattiva, perché un turista su due che giunge in provincia lo fa per alzare gli occhi al Torrazzo. Ma la sola «Ultima cena» di Leonardo da Vinci richiama a Milano un numero di visitatori tre volte superiore.
Com’è possibile, allora, che nonostante un così basso numero di visitatori, il turismo green abbia una così alta incidenza? Presto detto, le risposte si trovano nella natura del territorio e della sua gente.
La spiccata vocazione agricola dell’economia cittadina ha giocato un ruolo fondamentale nella salvaguardia del paesaggio: dove a pochi chilometri dai confini provinciali si ammassano edifici e asfalto, l’immutata ruralità della sponda occidentale del Po diviene spontaneamente il museo di una vita agreste che, salvata dagli eccessi metropolitani del secolo scorso, oggi è di per sé un’attrattiva.
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