Mario Coppetti: «Il 25 Aprile è un valore per tutti»

24 APR 14
Ultimo aggiornamento: 15:01 | 16 MAG 25
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Mario Coppetti, cent’anni compiuti lo scorso novembre, ha quasi settant’anni di storia nell’Italia democratica sulle spalle ed è stato testimone e protagonista della guerra di Liberazione. Nessuno è meglio di lui per raccontarci cosa rappresenta, oggi, il 25 Aprile.
Professore, che significato ha, secondo lei, la manifestazione del 25 Aprile?
Innanzitutto dovrebbe parlare il sindaco a nome di tutti, in modo che non vi sia nessuno che approfitti dell’occasione per fare politica. L’obiettivo della Resistenza erano i nazisti, a cui purtroppo si sono accodati i fascisti. Poi c’è stata l’influenza del Pci che, dopo il ‘45, ha avuto la tendenza ad appropriarsi di tutto. Anch’io ho fatto fatica a cercare di far capire che la Resistenza era un patrimonio non solo del Pci, ma di tutti: c’erano i monarchici, i democristiani, i liberali. Però il Pci era l’unico ad avere un’organizzazione. Nessuno, ad esempio, ha mai ricordato gli inglesi, che hanno tenuto testa da soli ai tedeschi, dando un esempio di carattere e coraggio, con la regina che non ha mai abbandonato Londra, subendo i bombardamenti.
Com’è stato il 25 aprile 1945 a Cremona, si ricorda qualche episodio particolare?
La prima commemorazione che ho fatto era per il generale Robolotti e qualcuno si è lamentato perchè si ricordava appunto un generale. Ho detto: «Che cosa c’è di male a commemorare un generale che l’8 settembre si toglie le stellette, si dà alla clandestinità, viene arrestato e fucilato a Fossovo? Un padre di tre figli! Che differenza aveva con i suoi soldati?». C’è stata troppa crudeltà, anche quando era chiaro che la guerra ormai era perduta e tante violenze si sarebbero potute evitare...
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