Paullese: tra Dovera e Bagnolo marciapiedi contesi

I carabinieri di Bagnolo Cremasco hanno deferito alla procura della repubblica presso il tribunale di Cremona due prostitute bulgare, una 36enne che non ha voluto fornire indicazioni sul domicilio ed una 27enne di Ombriano, entrambe ritenute responsabili in concorso di estorsione, reclutamento, induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. In Dovera lungo la Paullese ex415, allo scopo di ottenere il pagamento per l’uso del marciapiede, la postazione di adescamento, da altre connazionali, al rifiuto con i loro telefoni palmari hanno ritratto immagini delle rivali di 29 e 32 anni in Italia senza fissa dimora, avvertendole che avrebbero pubblicato un video sul social network “Facebook” per rivelare la loro attività ai parenti in patria.
I carabinieri in transito che occasionalmente hanno raccolto la denuncia della richiesta estorsiva hanno condotto in caserma a Bagnolo le presunte vittime per verbalizzare. In caserma quella più giovane ha ricevuto la telefonata di sua madre che ignorava completamente l’attività della figlia, ritenendola invece a Sofia con amici.
Le “maman” le donne responsabili delle minacce, delle preteste estorsive tese al controllo ed allo sfruttamento della prostituzione straniera da strada, non sono state immediatamente rintracciate per l’irreperibilità ai domicili noti. Soltanto dopo la trascorsa flagranza sono state nuovamente rinvenute lungo la Paullese. I carabinieri ad entrambe hanno sequestrato i telefoni per rilevare tracce dei collegamenti effettuati.
Anche le denuncianti non appaiono molto collaborative, tacciono particolari importanti per ricostruire le modalità d’immigrazione e l’aiuto che ricevono per la permanenza e l’esercizio della prostituzione in Italia.
Alla stregua delle precedenti indagini condotte nel settore non è da escludere che le coppie di bulgare siano collegabili a clan contrapposti.
I carabinieri in transito che occasionalmente hanno raccolto la denuncia della richiesta estorsiva hanno condotto in caserma a Bagnolo le presunte vittime per verbalizzare. In caserma quella più giovane ha ricevuto la telefonata di sua madre che ignorava completamente l’attività della figlia, ritenendola invece a Sofia con amici.
Le “maman” le donne responsabili delle minacce, delle preteste estorsive tese al controllo ed allo sfruttamento della prostituzione straniera da strada, non sono state immediatamente rintracciate per l’irreperibilità ai domicili noti. Soltanto dopo la trascorsa flagranza sono state nuovamente rinvenute lungo la Paullese. I carabinieri ad entrambe hanno sequestrato i telefoni per rilevare tracce dei collegamenti effettuati.
Anche le denuncianti non appaiono molto collaborative, tacciono particolari importanti per ricostruire le modalità d’immigrazione e l’aiuto che ricevono per la permanenza e l’esercizio della prostituzione in Italia.
Alla stregua delle precedenti indagini condotte nel settore non è da escludere che le coppie di bulgare siano collegabili a clan contrapposti.