Don Virginio Colmegna allo «slot mob» di Cremona

l dilagante e irrazionale affidarsi alla «dea fortuna» sta creando nuove vittime, povertà e dipendenze. Si rovinano famiglie, si riempiono i centri di cura dell'ASL, si arrichiscono le multinazionali del gioco d'azzardo e si crea un terreno fertile per l'azione criminale. In provincia di Cremona ogni anno si bruciano circa 350 milioni di euro in slot machine, videopoker e altri giochi simili. Secondo le ultime ricerche i più accaniti sono i giovani, le donne e gli anziani, alcuni di questi sono capaci di perdere, in una sola mattina, la pensione di un mese. Per dire basta a questo vero e proprio «gioco al massacro» mercoledì 26 marzo nel Cortile Federico II di Cremona è stato promosso uno «slot mob», una manifestazione che oltre a richiamare i rischi dell'azzardo, premia quegli esercizi pubblici che rifiutano di installare le famigerate slot.
Intorno alle 11 l'austero cortile su cui si affacciano gli uffici comunali si è trasformato in una grande sala di giochi sani come il calcio balilla o gli scacchi. Attivissimo Gigi Adami, meglio noto come mago Gigiolino, che per la gioia dei più piccoli ha costruito simpatici animaletti con dei palloncini. Semplici modi per dire come l'attività ludica possa essere foriera di messaggi positivi, ma soprattutto creatrice di relazioni tra le persone.
Intorno alle 11 l'austero cortile su cui si affacciano gli uffici comunali si è trasformato in una grande sala di giochi sani come il calcio balilla o gli scacchi. Attivissimo Gigi Adami, meglio noto come mago Gigiolino, che per la gioia dei più piccoli ha costruito simpatici animaletti con dei palloncini. Semplici modi per dire come l'attività ludica possa essere foriera di messaggi positivi, ma soprattutto creatrice di relazioni tra le persone.
Non così è il gioco d'azzardo che isola la persona illudendola di poter guadagnare soldi senza il minimo sforzo.
Giusy Biaggi del Consorzio Sol.Co che insieme al Comune, a Confcooperative e al Forum del Terzo Settore ha organizzato l'evento, il 37° a livello nazionale, ha introdotto i diversi relatori.
Anzitutto l'assessore Luigi Amore ha invitato, in maniera decisa, i politici nazionali, l'unici che possono legifare su questa materia, a un impegno preciso nel limitare la diffusione non solo delle sale slot, ma anche del gioco on line, che è ancora più pericoloso perchè più difficile da controllare e foriero di maggiore solitudine.
Il consigliere regionale Carlo Malvezzi ha evidenziato lo sforzo del governo lombardo contro la ludopatie, anche grazie a una recente legge che, tra le altre cose, stabilisce una distanza minima di 500 metri delle sale slot dai luoghi particolarmente sensibili. La Regione, inoltre, ha presentato una proposta di legge al Parlamento attraverso la quale invita ad assumere a livello nazionale le decisioni adottate a livello lombardo. «È anzitutto - ha concluso Malvezzi - una battaglia culturale che deve trovare le scuole in prima linea. Occorre poi esaltare ed incentivare i luoghi e le realtà che favoriscono la socialità tra le persone».
Il dottor Poli, dell'Ospedale di Cremona, ha ricordato che la dipendenza dal gioco d'azzardo è tanto grave quanto quella relativa a droga o alcool: «Per certi versi - ha aggiunto il medico - è più grave sia per la serietà del decorso e sia per le conseguenze a livello familiare. Le persone affette da ludopatia non chiedono aiuto perchè nascondono il problema prima di tutto a loro e poi ai familiari». Per Poli il problema si è acuito in questi ultimi anni sia per la diffusione capillare dei giochi d'azzardo e sia per la crescente crisi economica che spinge a cercare risorse abbracciando la «dea fortuna». Da qui la necessità di percorsi di recupero seri e organici: «Non basta la buona volontà della persona - ha concluso - occorre una cura seria e continuativa». Senza dimenticare che si vince la battaglia non riducendo, ma tranciando di netto con il gioco d'azzardo.
La dottoressa Camisano del Ser.T. di Cremona ha rimarcato l'impegno non solo dal punto di vista della cura delle persone (attualmente sono in terapia un centinaio di individui, ma è solo la punta dell'iceberg), ma anche sul fronte educativo. In questo senso nell'ottobre prossimo giungerà in città una mostra interattiva dal titolo «Fate il vostro gioco» che sfaterà, attraverso spiegazioni matematiche, i luoghi comuni sulla fortuna.
La dottoressa Ronchi sempre del Ser.T. di Cremona ha spiegato come vengono aiutate le persone che liberamente e direttamente si rivolgono alla struttura pubblica per essere curate. Vi è anzitutto una valutazione multidisciplinare (psicologica, sociale e medica) che definisce il trattamento per l'individuo e per la famiglia: «Importante è il coinvolgimento dei congiunti, anche perchè non si mira solo a liberare la persona dalla dipendenza del gioco, ma anche a ristabilire un clima di fiducia e di benessere in casa». Da tre anni sono poi attivi due gruppi di auto mutuo aiuto - uno per i ludopatici e uno per i familiari - condotti da facilitatori volontari. Fondamentale nel percorso di cura è che la persona accetti un controllo economico che, nei casi più gravi, prevede la nomina di un amministratore di sostegno. Per Ronchi la fasce più a rischio sono i giovani e le donne: «Sono le categorie che meno chiedo aiuto sia per la forte vergogna, sia per l'isolamento che si sono creati e soprattutto per la mancanza di sostegno della famiglia».
Di forte battaglia educativa e culturale ha parlato don Virginio Colmegna, direttore della Casa della Carità di Milano e coordinatore regionale della campagna «Mettiamoci in gioco». Per il sacerdote ambrosiano occorre riportare il gioco nella sua dimensione ludica e relazionale. «Domenica prossima - ha continuato - presenteremo 60.000 firme che sostengo un percorso di legge che regolamenti più seriamente il gioco d'azzardo». Colmegna ha ricordato che quella del gioco d'azzardo è la terza azienda italiana dopo Eni ed Enel: «E in questo settore ci marciano le organizzazioni criminali con grande facilità. Occorre coraggio soprattutto tra i giovani e nelle scuole. Servono tante occasioni come questa per smascherare la grande illusione della dea fortuna». Infine ancora una volta l'invito a salvare il gioco nella sua dimensione di umanità, tenerezza e di gioia.
In conclusione Giusy Biaggi ha ricordato che l'8 aprile al teatro Monteverdi sarà allestito uno spettacolo ispirato al libro «Giocati dall'azzardo» di Cristina Perilli: si tratta della conclusione di un percorso di formazione promosso in alcune classi secondarie dall'associazione Libera e dal dipartimento di matematica del Politecnico di Milano.
Lo slot mob si è concluso nella tabaccheria di Roberto Magnano in via Guarneri del Gesù: l'esercente, infatti, ha da poco decisio di togliere le slot machine dal suo locale dopo aver visto amici, ma soprattutto anziani, perdere un sacco di soldi. A lui il plauso di don Virginio Colmegna e dell'intero staff di «Slot Mob».
