Lavori pubblici, 5 anni bui Appalti crollati del 70%

17 MAR 14
Ultimo aggiornamento: 14:55 | 16 MAG 25
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I dati sono impietosi: nel Cremasco la crisi dell’edilizia picchia duro. Più che altrove. «Nel campo edile - spiega Cesare Pavesi, responsabile territoriale della Cgil Fillea nell’area - l’inizio della crisi si fa risalire alla metà del 2008. In quel periodo le imprese erano milleduecento, adesso ne abbiamo 780. Di lavoratori iscritti alla cassa edile ne avevamo 5.400 e ce ne ritroviamo 3.600, dunque ne abbiamo perso un bel 30 percento. E il Cremasco ha pagato più del Cremonese, perché sotricamente c’era più lavoro e qui gravitava un numero maggiore di imprese. Quasi tutte hanno fatto ricorso alla cassa integrazione, le più grandi anche a quella straordinaria. Dopo questi passaggi di tutela del lavoratore, non restano che i licenziamenti e non sono una sorpresa perché erano previsti».
«Per di più - continua Pavesi nella sua analisi - in questo inizio d’anno c’è la moda di licenziare anche per quelle aziende che avrebbero ancora la possibilità di usufruire degli ammortizzatori sociali. Perché lo fanno? Per alleggerirsi e stare in piedi nel campo della manutenzione e dei rifacimenti. Quest’anno ha piovuto molto, qualche lavoretto da fare c’è. Molte imprese però, anche se ben attrezzate, non sono competitive in questo campo. Hanno un costo per operaio che oscilla fra i 26 e i 28 euro all’ora e per rientrare sul mercato dovrebbero scendere a 20, masismo 22 euro. Al limite, possono anche prendere il lavoro, senza guadagnarsi e poi rivolgersi agli artigiani. E’ un modo per restare in piedi».
Si stima che negli ultimi cinque anni, le commesse pubbliche siano progressivamente diminuite sino a toccare la soglia del 70 percento nelle aree della regione dove l’edilizia è sempre stata trainante.
«Sì, è un quadro desolante - osserva Pavesi -. I pochi lavori rimasti sono legati alle iniziative dei privati. Paghiamo anche il fatto che molte delle amministrazioni locali sono in scadenza. E con il calo dei trasferimenti e il Patto di Stabilità, quasi tutte rinviano i lavori da fare a dopo le prossime elezioni. Del resto le imprese con più di quindici dipendenti, quelle che lavoravano con il pubblico, nel territorio sono del tutto scomparse».
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