«Quando tornò mio padre»

«Sono Giovanni Borsella, abito in via Cadore e ho insegnato tedesco ai miei allievi di Cremona per tanti anni. Il bambino nel bel mezzo della foto sono io. Siamo nel 1942. A quei tempi c’era la guerra e abitavamo in un paesino tra Cremona e Mantova: Cividale (frazione di Rivarolo), sede dimostrata di una fara, il corpo di spedizione militare longobardo. Infatti il patrono di Cividale è Santa Giulia, una santa longobarda.
«Nel 1942 Mussolini venne a Mantova e ricevette solo dieci donne che avevano i mariti in Africa. Mia mamma era una di loro. Quattro giorni dopo essere stata ricevuta da Mussolini venne messa al corrente del fatto che mio padre (al quale avevano già fatto fare la prima guerra mondiale) era stato preso dagli inglesi per l’ennesima volta: era stato catturato sei volte, ma evase altrettante. Fu salvato dai neri che gli volevano bene, aveva imparato lo swahili, e imbarcatosi sulla Caio Duilio, circumnavigò l’Africa (Capo di Buona Speranza, da Suez non passavi più) per tornare a casa.
«Un pomeriggio dei primi di dicembre del 1942, alle 15, c’era freddo e tutti eravamo...
«Nel 1942 Mussolini venne a Mantova e ricevette solo dieci donne che avevano i mariti in Africa. Mia mamma era una di loro. Quattro giorni dopo essere stata ricevuta da Mussolini venne messa al corrente del fatto che mio padre (al quale avevano già fatto fare la prima guerra mondiale) era stato preso dagli inglesi per l’ennesima volta: era stato catturato sei volte, ma evase altrettante. Fu salvato dai neri che gli volevano bene, aveva imparato lo swahili, e imbarcatosi sulla Caio Duilio, circumnavigò l’Africa (Capo di Buona Speranza, da Suez non passavi più) per tornare a casa.
«Un pomeriggio dei primi di dicembre del 1942, alle 15, c’era freddo e tutti eravamo...
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