Caso Icos, dopo il fallimento la Fondazione Finalpia affida la tutela dei crediti ad un avvocato

Un doppio binario per tutelare la propria posizione. Lo sta percorrendo il consiglio di amministrazione di Finalpia, alle prese con l’apertura della procedura concorsuale nei confronti della Società Cooperativa Icos. Il presidente Pier Paolo Soffientini non ha perso tempo e, preso atto che la prima udienza sull’istanza fallimentare si terrà fra un paio di mesi, ha convocato il Cda per stabilire la linea d’azione. Mercoledì, presente anche il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, la Fondazione proprietaria dell’immobile che a Finale Ligure ospita l’ex Colonia climatica della città, ha incaricato lo studio milanese guidato dall’avvocato Massimo Mondonico di “valutare le più appropriate azioni ed i più opportuni provvedimenti a tutela” dell’Opera Pia. Icos nel novembre 2005 aveva stipulato un contratto di locazione per la conduzione dell’immobile, facendosi anche carico del recupero dell’edificio attraverso un’imponente operazione di ristrutturazione.
La procedura fallimentare complica la situazione con la Fondazione costretta a far fronte alle incombenze erariali che gravano i proprietari di immobili senza ricevere la corresponsione del canone di locazione stabilito.
L’azione condotta dal presidente Soffientini, però, non si limita all’aspetto legale della vicenda per quanto questa al momento appaia preponderante.
Da sempre i vertici della Fondazione hanno mantenuto aperto un canale di dialogo con il gruppo imprenditoriale cui Icos faceva riferimento. Il tentativo in questo caso è verificare se esistano o meno “effettive, concrete ed immediate possibilità di reperimento delle risorse necessarie a superare la situazione di crisi”. In un comunicato congiunto, Soffientini e Bonaldi riconoscono la delicatezza della situazione, ma non demordono sull’obiettivo: garantire la repentina ripresa delle attività di assistenza sociale e sociosanitaria offerte attraverso l’utilizzo della strutture alle famiglie cremasche. Obiettivo che ora deve fare i conti con quella procedura fallimentare in corso, verosimilmente destinata ad allungare i tempi della riapertura.
La procedura fallimentare complica la situazione con la Fondazione costretta a far fronte alle incombenze erariali che gravano i proprietari di immobili senza ricevere la corresponsione del canone di locazione stabilito.
L’azione condotta dal presidente Soffientini, però, non si limita all’aspetto legale della vicenda per quanto questa al momento appaia preponderante.
Da sempre i vertici della Fondazione hanno mantenuto aperto un canale di dialogo con il gruppo imprenditoriale cui Icos faceva riferimento. Il tentativo in questo caso è verificare se esistano o meno “effettive, concrete ed immediate possibilità di reperimento delle risorse necessarie a superare la situazione di crisi”. In un comunicato congiunto, Soffientini e Bonaldi riconoscono la delicatezza della situazione, ma non demordono sull’obiettivo: garantire la repentina ripresa delle attività di assistenza sociale e sociosanitaria offerte attraverso l’utilizzo della strutture alle famiglie cremasche. Obiettivo che ora deve fare i conti con quella procedura fallimentare in corso, verosimilmente destinata ad allungare i tempi della riapertura.