«Raccontare gli avvenimenti per unire gli uomini»

23 GEN 14
Ultimo aggiornamento: 01:4417 GIU 26
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«Comunicazione al servizio della cultura dell’incontro», L’idea centrale del messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (1° giugno 2014), ha fatto da filo conduttore all’annuale incontro dei giornalisti promosso, venerdì 24 gennaio, al Centro Pastorale diocesano. Al tavolo dei relatori il vescovo Lafranconi, che ha introdotto la mattinata con la preghiera, don Claudio Rasoli, direttore dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali che ha moderato gli interventi e la dottoressa Maria Cecilia Sangiorgi, conduttrice della rubrica religiosa «Le Frontiere dello Spirito» su Canale 5, relatrice di punta della mattinata. La giornalista, stretta collaboratrice del card. Ravasi, attraverso diversi gustosi aneddoti, ha sottolineato quanto sia importate il ruolo dei giornalisti nel fare incontrare culture e popoli, nel rendere ancora più coesa e armonica la convivenza tra le persone. È seguito un breve dibattito, quindi è stato premiato il prof. Angelo Rescaglio, storica penna de “La Vita Cattolica”, che dopo oltre cinquant’anni, ha terminato la sua collaborazione fissa al settimanale come recensore di libri. L’incontro, partecipato da oltre quaranta persone, si è concluso con un aperitivo.
Riflessione di mons. Lafranconi
Intervento di don Rasoli
Relazione della dottoressa Sangiorgi

Una quarantina di giornalisti e operatori della comunicazione hanno partecipato, venerdì 24 gennaio, al Centro Pastorale diocesano, all’annuale incontro con il vescovo Lafranconi, nella festa patronale di San Francesco di Sales. «Un momento di amicizia, preghiera e riflessione – spiega don Claudio Rasoli, direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali -, per mostrare vicinanza e stima a quanti ogni giorno cercano di raccontare l’uomo all’uomo».
La mattinata ha avuto inizio con la preghiera, presieduta da mons. Lafranconi. Nel suo breve indirizzo di saluto il presule ha riconosciuto quanto oggi i mass-media, facilitando le relazioni e i rapporti, creino comunione tra le persone. In secondo luogo ha ricordato il dovere della verità: la notizia deve sempre essere staccata dall’opinione. Infine ha aupiscato che il giornalista, non sia un freddo registratore di eventi, ma sia capace di raccontarli mettendoci tutto se stesso. «Vi rendo onore per il vostro grande servizio e vi chiedo di essere sempre rispettosi della verità degli eventi, delle persone che vi leggono e di quelle protagoniste dei vostri articoli».
Anche don Rasoli ha voluto dare il benvenuto ai giornalisti presenti rimarcando come la comunicazione, soprattutto nel mondo digitale, sia, in fondo, profezia di un mondo nuovo: «finalmente libero da divisioni e contrapposizioni, perché capace di offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà».
«Il giornalista - ha proseguito il sacerdote - , quello dalla schiena dritta, quello che fa della sua professione una vocazione, è sentinella di libertà, di verità, di giustizia. Questo è l’ideale, la realtà, purtroppo, è ben diversa. Ci ritroviamo a far i conti con le nostre fragilità, le nostre debolezze, anche i nostri piccoli interessi, così come, spesso, dobbiamo sottostare alle logiche di mercato che impongono di enfatizzare il male, l’orrore, la trasgressione. Mi chiedo -domanda retorica - se questo modo di fare informazione contribuisca a costruire una società migliore, più coesa, più virtuosa. Probabilmente se imparassimo a evidenziare maggiormente il bene, gli esempi, le buone azioni e se riuscissimo a raccontare il male senza trasmettere eccessiva angoscia o turbamento, probabilmente consegneremmo ai nostri lettori un po’ più di di serenità, di ottimismo, di voglia di impegnarsi».
Particolarmente frizzante e ricca di anedotti la relazione di Maria Cecilia Sangiorgi, da 25 anni conduttrice della parte di attualità della rubrica religiosa «Le Frontiere dello Spirito» su Canale 5 (la parte biblica è curata dal card. Ravasi). La giornalista, un passato nei mass-media della diocesi di Milano e a «Il Giornale» di Montanelli, ha letteralmente girato il mondo, raccontando, nei suoi reportage, la vita e il pensiero dei più illustri uomini di Chiesa, ma anche l'esistenza dei più poveri della terra.
«Il Papa nel suo messaggio - ha iniziato Sangiorgi con marcato accento romano - usa l'immagine del "buon samaritano" per definire il giornalista. Questi, infatti, deve prendersi a cuore le persone di cui scrive, entrare in una sorta di empatia. È quello che ho cercato di fare in tanti anni di lavoro, raccontando storie di eroismo cristiano e civile. Eppure devo dire che spesso mi sono ritrovata dall'altra parte: certe persone, con i loro vissuti di sofferenza, ma anche di riscatto e di speranza, sono state per me buoni samaritani che hanno dato un senso nuovo alla mia esistenza».
«Dobbiamo raccontare storie che possono aiutare tutti a sentirsi migliori e a creare una convivenza diversa. Io, per esempio, ero molto prevenuta con il popolo afgano e la sua religiosità molto marcata. Eppure dopo aver letto il libro "Nur" di Monika Bulaj, ho scoperto un Afganisthan diverso, fatto di poeti, di mistici islamici, di uomini e donne cordiali e accoglienti».
Per Sangiorgi occorre rompere quella cappa di nero e di angoscia che molto spesso attanaglia i nostri mass-media: «Come possiamo dare ai giovani speranza, invogliargli a costruirsi un futuro e a trovare un lavoro, se gli presentiamo un mondo così brutto?»
Forte della sua lunga esperienza di scrutatrice della società, Sangiorgi ha auspicato una maggiore attenzione della Chiesa alla comunicazione e alla sfida antropologica: occorre, cioè, riconquistare il tessuto sociale attraverso un maggior investimento culturale. L'ignoranza religiosa è ormai a livello preoccupanti e, spesso, coinvolge anche gli operatori della comunicazione che raccontano la vita della Chiesa senza avere i fondamentali prendendo delle grandi cantonate.
Da Papa Francesco occorre imparare uno stile comunicativo diretto, senza fronzoli, capace anche di fare domande ai lettori.
Infine un elogio alla lentezza: «Le notizie sono così tante che in pochi minuti anche eventi tragici si bruciano subito! Non abbiamo più il tempo di assorbire, di riflettere e quindi ci sentiamo sempre di più disorientati. La notizia, per esempio, che oltre 100.000 cristiani sono uccisi ogni anno per la loro fede, passa come se niente fosse».
Usare un linguaggio asciutto, raccontare storie di uomini e donne cercando di essere il più veritieri possibili, rispettare sempre i lettori e i protagonisti degli avvenimenti, sono le ultime consegne della relatrice.
È seguito un breve dibattito, quindi è stato premiato il prof. Angelo Rescaglio, storica penna de “La Vita Cattolica”, che dopo oltre cinquant’anni di collaborazione, ha terminato la sua collaborazione fissa al settimanale come recensore di libri.
L'incontro si è concluso con un aperitivo.