Rapina con sequestro di persona nella sala slot di via Mazzini a Crema la Polizia: messa in scena dei gestori

Sala slot rapinata e titolare sequestrata, ma era tutta una farsa. Ad accertarlo sono stati gli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Crema, che negli scorsi giorni hanno raccolto la denuncia della venticinquenne di origini asiatiche che da gennaio gestisce l’attività in via Mazzini. E’ stata proprio la giovane a recarsi in commissariato il giorno seguente e sporgere denuncia, accompagnata dal marito trentenne; in quell’occasione gli agenti hanno notato una corrispondenza tra la camminata dell’uomo e l’andatura di uno dei tre malfattori ripresi dal circuito di videosorveglianza. Proprio le immagini catturate dalla telecamera hanno fatto sorgere qualche dubbio agli agenti, che nonostante la manomissione della registrazione sono riusciti a ricostruire l’accaduto e collezionare indizi. La prima clip video mostra la donna che, poco prima di chiudere l’attività e inserire l’allarme, utilizza il cellulare probabilmente per mandare alcuni messaggi. Poco dopo il suo allontanamento viene ricondotta all’ingresso da tre uomini con il volto coperto, che la costringono a riaprire la sala. Dopo averla legata e imbavagliata forzano 13 macchinette e rubano l’incasso, per un totale tra i 5 e i 12 mila euro, ancora da quantificare. La scena di maltrattamento e i tempi poco rapidi con cui si è svolta la rapina con scasso fanno sospettare che si tratti di una messinscena organizzata da complici, ipotesi che prende corpo quando, poco prima di essere messa fuori uso, la telecamera inquadra parte del volto di uno degli individui incappucciati. Il taglio d’occhi orientale conferma l’ipotesi degli agenti, che il giorno seguente hanno raccolto la testimonianza della donna; messa di fronte all’evidenza, la giovane torna in commissariato accompagnata dal proprio avvocato e confessa la truffa. La rapina è stata inscenata dal marito e due connazionali per impossessarsi dell’incasso; i proventi, comunque inferiori all’aspettativa, sarebbero serviti ad arginare i debiti e a evitare di corrispondere la cifra alla società proprietaria delle slot in gestione. Continuano le indagini per risalire ai due complici, ad oggi ignoti, responsabili a loro volta di simulazione di reato e procurato allarme.
