Silenzio, parlano gli animali

Nella cultura delle nostre campagne occupa un posto del tutto particolare la festività di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio. Che lo si chiami “Sàant Antòni dèi animàai”, “Sant’Antòni dèle béestie” o “Sàant Antòni dèl pursél” l’iconografia popolare ci tramanda l’immagine di un vecchio dalla grande barba bianca, circondato da animali domestici con l’inseparabile maialino a fianco. Ma Sant’Antonio è anche quello che rubò il fuoco al diavolo per donarlo agli uomini, che guariva i malati, ed il santo a cui rivolgersi per le previsioni del tempo, per ritrovare le cose perse, e addirittura per avere consigli di tipo culinario.
Tuttavia, in una terra di contadini, tra tutte le sue prerogative, è stato proprio il fatto che fosse protettore degli animali, a decretarne la grande fortuna. Ed in effetti fino a non molti anni fa, soprattutto nel casalasco, vi era la tradizione di far benedire in tale occasione gli animali domestici. Ma la superstizione più radicata nelle nostre campagne vuole che nella notte tra il 16 e il 17 gennaio gli animali parlino tra di loro nelle stalle e che sia severamente vietato agli umani di ascoltarli. Per questo motivo durante la notte nessuno si azzardava ad entrare nelle stalle per goderne il tepore, parlare, giocare, filare o raccontarsi storie in quello che tradizionalmente era considerato il “salotto” della cascina. Ed a tale proposito sono nate diverse storielle.
A Quattrocase, frazione di Casalmaggiore, si racconta ad esempio di un contadino che...
Tuttavia, in una terra di contadini, tra tutte le sue prerogative, è stato proprio il fatto che fosse protettore degli animali, a decretarne la grande fortuna. Ed in effetti fino a non molti anni fa, soprattutto nel casalasco, vi era la tradizione di far benedire in tale occasione gli animali domestici. Ma la superstizione più radicata nelle nostre campagne vuole che nella notte tra il 16 e il 17 gennaio gli animali parlino tra di loro nelle stalle e che sia severamente vietato agli umani di ascoltarli. Per questo motivo durante la notte nessuno si azzardava ad entrare nelle stalle per goderne il tepore, parlare, giocare, filare o raccontarsi storie in quello che tradizionalmente era considerato il “salotto” della cascina. Ed a tale proposito sono nate diverse storielle.
A Quattrocase, frazione di Casalmaggiore, si racconta ad esempio di un contadino che...
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