Le emozioni che ci rendono felici

15 GEN 14
Ultimo aggiornamento: 14:45 | 16 MAG 25
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Non c’è posto delle fragole senza memoria. E non c’è memoria senza la storia, unica e irripetibile, di ognuno. Quella dove esperienze, emozioni e sentimenti si stratificano. E poi si mescolano. Per riemergere al bussare inaspettato di un profumo. Di un’immagine. Di una voce. Di un paesaggio. Di un gesto o di uno sguardo. Non serve scomodare Proust o Bergson - anche se è sempre bello riprenderli in mano e leggerli  - per capire il meccanismo. Ogni individuo è la traccia di quel che ha vissuto e la memoria individuale lo scrigno segreto di esperienze ed emozioni che hanno segnato la sua personalità.
Questa unicità del sentire e del vivere - pur nell’essere uguali in quanto uomini - ha disegnato in ogni individuo uno o più posti delle fragole. Luoghi del sentire reali, ma al di fuori del tempo e dello spazio nel momento stesso in cui si sono scritti nella memoria come esperienza di indimenticabile valore e consistenza.
L’odore della polenta della nonna appena versata sul tagliere di legno. Quel posto in Versilia dove si sono trascorse tante estati dell’infanzia. Il profumo di borotalco della mamma dopo il bagno. Quel vecchio brano del 45 giri che da piccoli si ascoltava correndo spensierati attorno al tavolo di casa.Ognuno ha il suo posto delle fragole. Magari nascosto, dimenticato, abbandonato per anni come ben racconta Ingmar Bergman nell’omonimo film del 1957 che qualcuno ha definito la “fiaba di Bergman sulla memoria che ridà valore alla vita”. Tra le scene più memorabili, quella dove il protagonista, l’anziano medico Isak Borg, ritorna nel luogo dove...
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