Treni, il diario del pendolare furioso

Bastassero gli slogan, due volte benvenuto anno nuovo. Bastassero slogan e promesse. Come quella, recente, del presidente Roberto Maroni: «Il 2014 sarà l’anno degli investimenti sulla mobilità regionale».
Ecco, bastassero slogan e promesse, perché la realtà è altra cosa. Lo sa bene quel piccolo esercito delle traversine che ogni giorno affronta il “viaggio della speranza” da Mantova a Milano. Viaggio della speranza, già. Perché se stili una classifica delle peggiori linee ferroviarie italiane, questa la trovi sempre in cima. Perché sulla Mantova-Cremona-Milano – profondo Sud della Lombardia – non sai quando parti (a volte nemmeno se parti) e men che meno sai quando arrivi. Perché da Mantova a Milano, passando per Cremona, è un Calvario quotidiano per migliaia di pendolari.
Oscillano tra i 3.500 e i 5 mila i cremonesi che ogni giorno sfruttano (loro malgrado) questa tratta per recarsi a Milano. Meno di 160 chilometri, una media passeggeri che si attesta sulle diecimila unità giornaliere, dieci corse in andata, dieci al ritorno. Sono alcuni numeri di una linea che non ne vuol sapere di risalire le classifiche. Da anni. Nemmeno da quando, a gestire il servizio, è stata chiamata Trenord, società della Regione Lombardia con oltre 4 mila dipendenti nata nel 2011 dall’unione di Trenitalia (Divisione Regionale Lombardia) e Gruppo FNM (LeNord). Niente da fare: ritardi, soppressioni di corse, carrozze fredde d’inverno e bollenti d’estate, sovraffollamento (in particolare da Codogno e Lodi), scarsa informazione ai passeggeri. Le sacrosante lagnanze son sempre quelle.
E passi che qualcosa, anche di recente, è stato fatto – qualche treno in più, qualche giro di manutenzione in più – ma da qui a definire accettabile il servizio, ne corre. D’altra parte, che aspettarsi da un servizio che ha istituzionalizzato i ritardi, dedicandovi un’apposita colonna a led sui tabelloni informativi? Che aspettarsi da un ente, la Regione, che ha ribadito che i ritardi dei suoi treni son come i temporali d’agosto: eventi da mettere in conto, insomma. Tanto che, sempre la Regione, ha istituito il bonus-ritardi a “beneficio” (beneficio?) dei pendolari.
È sufficiente scorrere le cronache del mese di dicembre per farsi un quadro – angosciante come una tela di Munch – della situazione. Ritardi da guinness, cancellazioni di corse, mobilitazioni dei comitati pendolari (due quelli attivi da anni su questo fronte: Upl per il mantovano; InOrario per il cremonese).
Ecco, bastassero slogan e promesse, perché la realtà è altra cosa. Lo sa bene quel piccolo esercito delle traversine che ogni giorno affronta il “viaggio della speranza” da Mantova a Milano. Viaggio della speranza, già. Perché se stili una classifica delle peggiori linee ferroviarie italiane, questa la trovi sempre in cima. Perché sulla Mantova-Cremona-Milano – profondo Sud della Lombardia – non sai quando parti (a volte nemmeno se parti) e men che meno sai quando arrivi. Perché da Mantova a Milano, passando per Cremona, è un Calvario quotidiano per migliaia di pendolari.
Oscillano tra i 3.500 e i 5 mila i cremonesi che ogni giorno sfruttano (loro malgrado) questa tratta per recarsi a Milano. Meno di 160 chilometri, una media passeggeri che si attesta sulle diecimila unità giornaliere, dieci corse in andata, dieci al ritorno. Sono alcuni numeri di una linea che non ne vuol sapere di risalire le classifiche. Da anni. Nemmeno da quando, a gestire il servizio, è stata chiamata Trenord, società della Regione Lombardia con oltre 4 mila dipendenti nata nel 2011 dall’unione di Trenitalia (Divisione Regionale Lombardia) e Gruppo FNM (LeNord). Niente da fare: ritardi, soppressioni di corse, carrozze fredde d’inverno e bollenti d’estate, sovraffollamento (in particolare da Codogno e Lodi), scarsa informazione ai passeggeri. Le sacrosante lagnanze son sempre quelle.
E passi che qualcosa, anche di recente, è stato fatto – qualche treno in più, qualche giro di manutenzione in più – ma da qui a definire accettabile il servizio, ne corre. D’altra parte, che aspettarsi da un servizio che ha istituzionalizzato i ritardi, dedicandovi un’apposita colonna a led sui tabelloni informativi? Che aspettarsi da un ente, la Regione, che ha ribadito che i ritardi dei suoi treni son come i temporali d’agosto: eventi da mettere in conto, insomma. Tanto che, sempre la Regione, ha istituito il bonus-ritardi a “beneficio” (beneficio?) dei pendolari.
È sufficiente scorrere le cronache del mese di dicembre per farsi un quadro – angosciante come una tela di Munch – della situazione. Ritardi da guinness, cancellazioni di corse, mobilitazioni dei comitati pendolari (due quelli attivi da anni su questo fronte: Upl per il mantovano; InOrario per il cremonese).
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