L’amicizia con Missoni e l’esordio di Tom Ford

Amica di famiglia di Ottavio Missoni. Ha scoperto il talento dei giovani Dolce & Gabbana delle origini. Ha valorizzato le collezioni di Valentino e le creazioni di Tom Ford per Gucci. È stata ‘scopritrice’ di importanti griffe, nonostante la sua boutique, anziché nel triangolo milanese della moda, sia sempre rimasta a Cremona. È Francesca Ponzoni, nota nella città del Torrazzo per il suo negozio “Francesca chic”, in corso Campi al civico 51.
La boutique, aperta il 10 ottobre 1967, in origine si trovava in zona porta Venezia, all’inizio di corso Matteotti. Poi ha cambiato sede e, da quando si è trasferita in corso Campi, è sempre stata un punto di riferimento del centro storico.
L’attività è nata dalla passione di Francesca per la moda ereditata dalle figure femminili della sua famiglia, tutte sarte e ricamatrici, che l’hanno cresciuta tra l’amore per l’alta sartoria e il piacere del bel vestire. Il suo innato senso dell’eleganza e del buon gusto l’hanno portata a ‘scovare’, nel corso dei decenni, i talenti emergenti della moda di gran classe italiana ed europea, conferendo così alla boutique un carattere di dinamica avanguardia.
Francesca è stata pioniera nella scoperta di celebri talenti della moda: «Nei primi anni, amavo scegliere i capi delle collezioni di Sorelle Fontana, Galizin, Kenzo, Fabiani e Cloè - racconta Francesca -. Ho tenuto fin dall’inizio nomi del calibro di Walter Albini e Valentino Garavani, ma anche Krizia e Jill Sander. E ho introdotto la pregevole e in qualche modo rivoluzionaria maglieria di Ottavio Missoni, una persona eccezionale, di grande umanità e professionalità, divenuto amico di una vita». A cavallo tra gli Anni ‘80 e ‘90 Francesca conosce due giovani promettenti che lavorano in uno scantinato e subito s’innamora delle loro ardite creazioni: le collezioni Dolce & Gabbana, da scommessa, iniziano a diventare bandiera della boutique, affiancate da Gucci, Cavalli, Versace e dall’intramontabile Missoni.
«Anche il Tom Ford della collezione Gucci è stato uno dei cavalli di battaglia, accanto ai capi di Fendi» prosegue Francesca, ricordando quelle sfilate e collezioni con un pizzico di nostalgia, memore di un gusto sartoriale che ha subito profonde trasformazioni nel tempo. «E forse...
La boutique, aperta il 10 ottobre 1967, in origine si trovava in zona porta Venezia, all’inizio di corso Matteotti. Poi ha cambiato sede e, da quando si è trasferita in corso Campi, è sempre stata un punto di riferimento del centro storico.
L’attività è nata dalla passione di Francesca per la moda ereditata dalle figure femminili della sua famiglia, tutte sarte e ricamatrici, che l’hanno cresciuta tra l’amore per l’alta sartoria e il piacere del bel vestire. Il suo innato senso dell’eleganza e del buon gusto l’hanno portata a ‘scovare’, nel corso dei decenni, i talenti emergenti della moda di gran classe italiana ed europea, conferendo così alla boutique un carattere di dinamica avanguardia.
Francesca è stata pioniera nella scoperta di celebri talenti della moda: «Nei primi anni, amavo scegliere i capi delle collezioni di Sorelle Fontana, Galizin, Kenzo, Fabiani e Cloè - racconta Francesca -. Ho tenuto fin dall’inizio nomi del calibro di Walter Albini e Valentino Garavani, ma anche Krizia e Jill Sander. E ho introdotto la pregevole e in qualche modo rivoluzionaria maglieria di Ottavio Missoni, una persona eccezionale, di grande umanità e professionalità, divenuto amico di una vita». A cavallo tra gli Anni ‘80 e ‘90 Francesca conosce due giovani promettenti che lavorano in uno scantinato e subito s’innamora delle loro ardite creazioni: le collezioni Dolce & Gabbana, da scommessa, iniziano a diventare bandiera della boutique, affiancate da Gucci, Cavalli, Versace e dall’intramontabile Missoni.
«Anche il Tom Ford della collezione Gucci è stato uno dei cavalli di battaglia, accanto ai capi di Fendi» prosegue Francesca, ricordando quelle sfilate e collezioni con un pizzico di nostalgia, memore di un gusto sartoriale che ha subito profonde trasformazioni nel tempo. «E forse...
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