Il Pareggiato è più a rischio Bocciato ancora il bilancio

21 DIC 13
Ultimo aggiornamento: 14:43 | 16 MAG 25
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Per la seconda volta in due anni i revisori dei conti incaricati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca hanno bocciato il bilancio preventivo dell’Istituto musicale pareggiato Monteverdi. Lo avevano fatto nel 2012 e, per gli stessi motivi, lo hanno rifatto quest’anno. Il bilancio dell’istituto non è sostenibile per la mancanza di garanzie.
La presidente Adriana Rinaldi Conti ha presentato le dimissioni non senza avere prima lanciato accuse di inadempienza agli enti e ai privati che, lo scorso novembre, avevano dato assicurazioni di fornire il sostegno necessario al sostentamento dell’Istituto.
Ma, evidentemente, le promesse al ministero non sono bastate. Il rappresentante del Ministero Claudio Carboni l’anno scorso aveva bocciato il bilancio ravvisando “le condizioni di incertezza che mettono a rischio la sopravvivenza dell’Istituto”. L’unica motivazione era relativa al fatto che il Comune di Cremona non avesse erogato una tantum il contributo di 160 mila euro necessari a liquidare gli arretrati contrattuali spettanti ai dipendenti di ruolo. Ma quest’anno, in realtà, il quadro è anche peggiore
SECONDO COPIONE
Lo scorso mese di giugno, dando notizia dei dubbi espressi in consiglio comunale dal capogruppo del Pdl e presidente della commissione bilancio Luca Grignani sulla necessità di mantenere l’Istituto Musicale Pareggiato Claudio Monteverdi, avevamo lasciato intuire che vi sarebbe stato il pericolo di una cessazione dell’attività con il prossimo anno. Due giorni fa i revisori dei conti non hanno approvato il bilancio preventivo in quanto non offriva le necessarie garanzie, così come avevano fatto l’anno precedente. Forse si riuscirà a metterci una pezza, ma di certo non è possibile andare avanti nella totale incertezza sulla disponibiltà delle risorse necessarie. In realtà si è perso l’ultimo treno quando non è andato in porto il progetto di accorpamento con il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia per la costituzione di un polo di alta formazione in Lombardia in cui Cremona avrebbe avuto un proprio specifico ruolo.
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