Il click della fotografa, alla ricerca dello scatto che emoziona l’anima

11 DIC 13
Ultimo aggiornamento: 14:43 | 16 MAG 25
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Antonella Pizzamiglio è fotografa da 30 anni. Artestudio è l’azienda che ha fondato a Casalmaggiore nel 1996. Si occupa di fotografia e di comunicazione. Nella sua carriera Antonella ha fatto scatti di denuncia e scatti pubblicitari. Ritratti stupendi per progetti sociali ma anche per finalità commerciali. Conosce da vicino le due facce della medaglia. E sa bene cosa significa lavorare per sè, per il piacere dello scatto, e farlo per finalità precise in cui chi commissiona il lavoro pretende che ci si attenga a canoni estetici ben precisi. Nell’uno e nell’altro caso, Antonella ricerca la bellezza. Che è, prima di tutto, autenticità. «La bellezza è tutto ciò che mi dà emozione. Ed io, quell’emozione, cerco di tradurla in uno scatto», racconta. «Cerco il bello anche di fronte alle bruttezze – continua – perché ciò che mi interessa trasmettere è comunque un messaggio di speranza». Un esempio vale più di tante parole. «Quando giovanissima – racconta – approdai sull’isola greca di Leros per denunciare le condizioni disumane in cui venivano tenuti i malati dell’ospedale psichiatrico, vidi cose indicibili. Nei miei scatti, però, ho sempre cercato di non brutalizzare le persone che fotografavo. Volevo denunciare un obbrobrio, ma allo stesso tempo salvaguardare la dignità degli uomini, delle donne e dei bambini che immortalavo. In mezzo a tante bruttezze c’erano comunque persone da rispettare. La loro dignità non era meno importante delle orribili condizioni in cui erano tenute. Ho cercato di dare una speranza». E nella bellezza, per Antonella Pizzamiglio, c’è speranza. La speranza di cogliere il vero delle cose e delle persone: «Spesso mi vengono commissionati dei ritratti – dice –. L’operazione è piuttosto semplice, seppur sempre molto articolata, quando il lavoro è destinato al mondo della pubblicità. So cosa il cliente vuole e so che sotto al mio riflettore arriverà una modella bellissima. Diverso è quando devo raccontare le persone per fini non commerciali. Allora ho bisogno di incontrarle prima. Di parlarci, leggere nelle loro pieghe espressive, guardare i loro occhi e scrutare i loro pensieri. Solo così posso raccontarle per quel che sono. In tutta la loro bellezza». Che è un’idea che va oltre forme e canoni prefissati. «Pochi giorni fa – dice Antonella – ho fotografato una rosa. Appassita e avvizzita. Pronta per essere buttata. Nulla a che vedere con il fiore bello e perfetto che mi si chiede di immortalare per la pubblicità di un nuovo profumo. Eppure, quella foto per me è bellissima. Perché nella sua verità sa emozionare la mia anima».
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